Esattamente non so cosa mi abbia consentito di andare sempre avanti in questi lunghi vent'anni. Gli alti e bassi sono stati all'ordine del giorno, ma la perseveranza non mi ha mai concesso di indietreggiare.
Semlicemente credo sia merito di quell'ostinato spirito di ricerca che, come un fuoco, alimenta la mie giornate, rendendo i miei passi meno incerti.
Ricercare per me e' talmente naturale, quasi da costringermi, per abitudine, a valutare sempre almeno una seconda possibilita'.
Alle volte mi e' capitato di essere cosi' "fortunata", da cogliere al primo colpo, cio' che sembrava fosse stato fatto a pennello, insomma un abito su misura, ma anche in quei casi, sapendo di non esserci arrivata mediante la comprensione, bensi' tramite una sorta di casualita', nasceva in me l'esigenza di verificarne, attraverso la ricerca appunto, l'attendibilita'.
In questo modo la meta passa in secondo piano o meglio, il viaggio diviene per me la meta stessa.
Cercando capisco che non sono arrivata da nessuna parte, cercando capisco anche pero' che forse, non c'e' il ben che minimo dubbio che non si debba arrivare da nessuna parte.
Quando mi sento spaesata, confusa, spiazzata, quando per qualsiasi ragione arrivo ad un punto morto, immancabilmente fa capolino sempre lui, lo spirito di ricerca, che mi porta a rimettere in discussione tutti i fattori, o meglio la mia corretta interpretazione dei fattori stessi.
E' come una fame costante, insaziabile, un'appettito da leoni, una viziosa golosita' nei confronti della vita stessa.
Tutto mi appare come nuovo, come possibile; e' come se ogni volta scoprissi l'acqua calda.
Lo spirito di ricerca mi pungola, mi alza presto la mattina, mi manda a letto tardi la sera.
Lo spirito di ricerca mi sprona ad andare in profondita', a sperimentare cio' che leggo, a provare sulla mia pelle perche' non siano solo parole.
La realta' mi appare in tutte le sue dimensioni. Ricercare per me significa scavare tra le macerie del passato, ma anche partecipare alla costruzione di futuristici grattacieli.
Ha sempre fatto parte di me?
No, non credo. L'apatia, la paura hanno segnato i primi venticinque anni della mia vita.
Nessuna lettura, nessuna passione, pochi sogni.
Poi, la svolta, la Macrobiotica interpretata alla lettera, esattamente come consigliava Ohsawa, cioe' usata come strumento e non come fine, sfregata abilmente come fosse la Lampada di Aladino, indossata come gli Occhiali Magici delle fiabe, interrogata come fosse una Bussola Universale.
Allora, apriti sesamo....
Le paure sono svanite come neve al sole. Ora e' piu' facile orientarmi, ora non temo piu' di perdermi.
Posso camminare, correre a perdifiato. Con me la certezza che in qualsiasi momento riusciro' a ritrovarmi.
Per me, niente Macrobiotica, nessun spirito di ricerca.
La sostanziale differenza tra Oriente e Occidente viene evidenziata gia' da una delle prime forme di rappresentanza, cioe' dalla scrittura.
In Occidente, la parola, frutto del pensiero dualista, seziona, specializzando i termini, rendendo tutto piu' frammentario, perseguendo quella ricerca del particolare tanto cara all'uomo tecnico-scientifico del vecchio continente.
L'Oriente, dal canto suo, monista fin dalle origini, attraverso gli ideogrammi, decide di rappresentare un concetto piu' che una prazialita', inquadrando sempre le due facce della stessa medaglia ed individuando la globalita' dei diversi fenomeni che compongono la realta'.
L'ideogramma, meglio di ogni altra cosa, evidenzia il lato non immediatamente visibile, ma sempre presente, di ogni cosa.
Nulla, come capiamo attraverso l'osservazione, e' totalmente yin o totalmente yang, nulla e' completamente negativo o completamente positivo. La differenza e' costituita dalla composizione dei diversi componenti delle parti.
La parola crisi, sulla bocca di tutti ogni giorno, piu' volte al giorno, seguendo la logica sopra descritta, in Occidente verra' dunque definita impropriamente ( evidenziandone l'accezzione negativa di rottura e di discontinuita' rispetto al passato, sempre sottolineandone, come se fosse l'unico, l'aspetto catastrofistico, separatorio, peggiorativo) come una disgrazia, un'incidente di percorso, un'errore frutto di errori.
In Oriente, d'altro canto, avendo ben chiaro il concetto totalitario della realta' tutta, si sa che la crisi, nella sua prima fase, incarnera' si' la terminologia rappresentativa appena descritta, ma, attraverso l'innesco di reazioni antagoniste e complementari, portera' inevitabilmente all'apertura di nuovi scenari, di grandi opportunita', andando a formare picchi piu' alti, piu' profondi saranno i solchi di sofferenza scavati dalla crisi stessa.
L'occhio dell'Oriente e' volto al futuro, a cio' che verra', al domani, all'unita'. L'occhio dell' Occidente, per contro, guarda con rammarico al passato, constatando cio' che vede, tendendo cosi' alla parzialita', di conseguenza all'incompletezza.
E' la conoscenza di principi come quello del mutamento che rendono saggio l'uomo comune e che gia' attraverso il linguaggio, e cioe' attraverso una delle prime forme di apprendimento, capisce che nulla , ma proprio nulla, sfuggira' a questa regola.
Crisi compresa.
Domani, 7 novembre 2012,
prima e ultima udienza di divorzio.
Nei mesi scorsi appuntamenti, telefonate, documenti, nulla di serio...
Domani 7 novembre 2012 credo condividero' in pieno una frase di Osho, che a grandi linee esorta a mettere mille ostacoli al matrimonio, ma nessuno al divorzio.
Domani 7 novembre 2012 ammettero' che l'amore, quello che permea l'Universo, lo pulsa, lo nutre, quell'amore insomma, si sa quando inizia ma non si sa quando finisce o, come dice sempre Osho, non finisce mai.
Domani 7 novembre 2012 capiro' che le esperienze della vita non si possono chiudere a comando, ci e' consentito pero' chiuderne la parte burocratica, sancendone date, testimoni e luoghi, ma le ferite, quelle purtroppo no...
Domani 7 novembre 2012, nulla cambiera', nulla succedera', di veramente significativo!
Domani 7 novembre 2012, sapro' che come non avrei potuto e dovuto dire"per sempre" ieri, cosi' non lo potro' dire oggi.
Il tempo scorre, io cambio, il mondo cambia, intorno e dentro me tutto cambia. Per fortuna pero' qualcosa resta.
Resta amore.
Cinzia
Tante sono le trasmissioni di cucina che affollano le nostre reti, anzi tantissime.
La maggior parte dei programmi,
che siano di viaggi o scientifici, di intrattenimento come di notizie, hanno imparato a ritagliare uno spazio dedicato alla cucina, fino ad arrivare a trasmissioni di successo, come quella condotta da Antonella Clerici o Benedetta Parodi, in cui le ricette la fanno da padroni.
Ultimamente, con l'avvento dei canali a pagamento, compagnie come Sky, ma non solo, hanno iniziato a mandare in onda canali di sola cucina, come i piu' conosciuti Alice e Il Gambero Rosso Channel.
Nuovi scenari aperti su di un argomento che, utlimamente, fa veramente audience e, che permette di attirare un pubblico pressoche' di qualsiasi eta' e sesso, proprio per la quotidianita' e l'indispensabilita' del tema trattato.
Due, in particolare, hanno colpito la mia attenzione, perche' accomunati dal basso giudizio al quale si ispirano per fare cassetta.
Ohsawa ci insegna che il meccanico, il sensoriale e il sentimentale sono i tre giudizi primari. Essi dominano, ci governano, in forza della loro origine ancestrale e, di conseguenza, istintuale.
L'uomo e, soprattutto l'uomo del ventunesimo secolo, e' dominato dal gusto, dai sensi. Da essi si fa tiraneggiare, trascinare, trasportare in un mondo fatto di soli piaceri temporanei, di mancanza di lungimiranza e di assenza di valutazioni globali.
Il gusto ci porta dove vuole lui, ci chiede instancabilmente il bis, il tris, l'abbondanza. Ci porta di qua e di la', senza che mai o quasi mai abbiamo coscienza di cio' che stiamo facendo.
Dal salato al dolce, dall'acido al piccante, non ci diamo il tempo per gustare, per assaporare, spinti nuovamente alla ricerca di qualcosa le cui sollecitazioni ci stuzzichino nuovamente..
Il nostro giudizio critico, appartenente ai piani piu' alti (intellettuale, sociale, ideologico) viene cosi' completamente scalzato. Dimentichi degli effetti fisici, psicologici e spirituali, concepiamo l'alimentazione semplicemente come il mero riempimento di stomaco o il soffocamento di vuoti esistenziali.
Ebbene, trasmissioni come queste, poggiano la loro fortuna e il loro ascolto, proprio su queste nostre naturali debolezze, incentivandole, sostenendole e, cosa ancor piu' preoccupante, educandoci ad esse.
Gli orari di programmazione, appositamente studiati in modo da richiamare davanti al televisore tutta la famiglia, le canzoncine animate e la puntata speciale del sabato mattina, stringono l'occhio ad un pubblico giovanissimo, ai bambini appunto, che avrebbero bisogno pero' non di essere istigati a soddisfare le proprie golosita', bensi' a risvegliare la propria coscienza critica, in modo da pensare prima di mettere mano a frigorifero e dispensa.
L'argomento dell'alimentazione dipende e fa dipendere da se' una serie cosi' vasta di concetti prioritari come quello della salute, delle politiche sociali, dell'economia famigliare, nazionale e mondiale e non per ultimo quello dell'educazione e, relegarlo ad un mero discorso di palato, significa ridurlo al piu' infimo dei termini possibili.
Personalmente credo che, data l'enorme possibilita' dell'essere visibili a quell'ora, da un numero cosi' vasto di persone, sia un grande errore non approfittarne anche per istruire, almeno un po', il pubblico televisivo, aiutandolo nella scelta di uno stile di vita maggiormente sostenibile, per se, per la comunita', per l'intero pianeta.
E chissa', che mentre cio' accade, anche la dolce Antonellina non cresca, non migliori, non dimagrisca e, perche' no, non guarisca...
Scusa Antonella, ma a tacere non ce la potevo fare.
Chiudere cio' che si e' aperto
Svuotare cio' che si e' riempito
Aggiustare cio' che si e' rotto
Tanti errori nella mia vita. I grandi maestri dicono che l'errore sia funzionale alla vita stessa e, che si impari soprattutto dagli errori.
Delegando la mia vita, pensando di poterne delegare anche le responsabilita' derivatene dalle scelte non fatte, mi sveglio da un brutto sogno e scopro che cosi' non e' stato.
L'inconsapevolezza nell'azione, o meglio nella decisione, non esenta, magari puo' alleggerire per la mancanza di intenzionalita', dal doverne prima o poi assumersene la responsabilita'.
Oggi concludo che, visto che per forza, saremo costretti a prenderci carico delle nostre scelte, o mancate scelte, saggio' sarebbe decidere in prima persona, in modo da pagarne, domani, piu' volentieri il conto.
Cio' che viviamo di riflesso, difficilmente saremo poi disposti a riprenderlo in mano in un secondo momento e, inevitabilmente, finira' nei "sospesi" della vita, tra quella serie di situazioni mozzate, tra quei blocchi che appesantiscono la nostra esistenza, rendendola faticosa e dolorosa.
A venticinque anni, un grande incontro: quello con la Macrobiotica, mi apre al sentiero dell'oriente, al pensiero monista, a comprendere che tutto cio' che si e' aperto andra' chiuso, tutto cio' che si e' rotto andra' aggiustato e tutto cio' che si riempie andra' svuotato.
Capisco oggi, che cancellare non significa dimenticare, capisco che non esiste un posto tanto lontano dove spedire cio' che non vorremmo fosse mai successo, capisco che, nessun forziere e' a prova di scasso, capisco che, chi perde un'amico, perde veramente un tesoro!
La vita e' generosa, perlomeno con me lo e' stata, ma e' soprattutto paziente e, come l'acqua sa attendere il momento giusto.
La vergogna e la paura che mi hanno paralizzato, erano svanite. Tutto era pronto, mancavo solo io.
Poche parole, il tempo ha lavorato con e per me. La parentesi si chiude, la frase arriva finalmente al punto. La colla delle esperienze rimette assieme i cocci dell'esistenza.
Sono cambiata, ma anche gli altri lo sono. Si puo' riniziare. Si apre un nuovo capitolo....
Grazie alla Macrobiotica, grazie ai tanti amici, grazie alla vita e al suo essere pienamente, costantemente e instancabilmente giusta.
Con tutta me stessa.
Cinzia
Il solo porre la domanda in questi termini merita un approfondimento.
Stabilire se un alimento faccia bene o male, ci mette dinnanzi al principio della relativita'.
Essendo un Universo in costante mutamento e, non esistendo in esso assolutismi, si possono fare considerazioni non sul singolo fenomeno, ma sull'interelazione esistente tra tutti i fenomeni.
Dunque, per prima cosa, potremmo chiederci se la frutta faccia bene, a chi per esempio....
Poniamo un bambino, piccolo, contratto, pieno di energia, caldo, molto ma molto piu' caldo di un adulto, ecco, a lui, sicuramente la frutta fara' meglio che ad un anziano, grande, dilatato, energeticamente spento, tendenzialmente freddo.
Possiamo altrimenti facilmente capire, che una donna per sua natura piu' yang di nascita dell'uomo, abbia piu' bisogno di frutta di suo marito, in modo che questo continuo apporto di dolcezza, le consenta di curare al massimo la sua femminilita'.
Inoltre, chi per anni si e' nutrito di cibo secco (pane e pizza), carne e formaggi stagionati, trovera' nella frutta un sollievo mai avuto prima, cosa che sicuramente non sara' per chi, invece, per esempio, vegetariano o vegano da anni, si appresti a compiere un periodo di dieta depurativa.
Come possiamo notare, queste sono solo alcune delle considerazioni che possono scaturire, quando si mettono assieme quattro semplici parole e un punto di domanda.
In ogni caso, doveroso e' porre la stessa attenzione, anche alla prima parte del nostro quesito, e, questo ci porta a parlare proprio della frutta.
Ma quale frutta? Di quale frutta stiamo parlando?
Quando si pensa alla frutta, il piu' delle volte credo voi pensiate ad una bella fragola, rossa, grossa, acquistata al supermercato piu' vicino e, magari, comprata proprio la vigilia di Natale!
Io, invece, penso a una piccolissima fragolina di bosco, raccolta da me durante la mia passeggiata giornaliera in mezzo ai boschi, il mese di giugno. Insomma, colta e mangiata!
Entrambe appartengono alla categoria della frutta, entrambe si possono classificare tendenzialmente yin, ma nel caso potessimo monitorare, dare un valore alla loro natura espansiva, beh, sicuramente ci troveremmo di fronte a due dati completamente diversi!
La fragola acquistata, coltivata fuori stagione, magari senza nemmeno aver visto la terra e la luce del sole, trattata con concimi e maturanti, raccolta quasi acerba (tanto da essere, come mi e' piu' volte capitato di vedere rossa fuori e verde dentro), trasportata e conservata in cella, per preservarla dalla prematura marcescenza, ci trasmettera' senza ombra di dubbio, una dose maggiore di freddo e di acidita', rispetto alla fragola raccolta matura, che si stacca dunque al solo tocco, senza sforzo, piccola, rossissima sia nel suo interno che all'esterno e... dolcissima.
Di conseguenza, per soddisfare il nostro palato, ce ne servira' una minor quantita' (si, perche' quando un cibo ci si presenta insapore, senza gusto, siamo portati a mangiarne senza fine, proprio per cercare nella quantita', la soddisfazione negataci dalla bassa qualita'), inoltre la carica energetica che ci verra' trasmessa, sara' piu' moderata, piu' equilibrata e gli eventuali danni sull'organismo meno evidenti, piu' tenui insomma.
Diventa cosi' impossibile rispondere a questa e ad altre domande con una negazione o un' affermazione.
Mia intenzione non e' insegnarvi a cercare le risposte, bensi' fornirvi gli strumenti perche' possiate procedere nel vostro cammino di liberta'.
Una societa' sulla via dell'infertilita' come la nostra, merita una seria riflessione sull'importanza del seminare.
Il seme contiene in se' l'essenza, la sintesi della sua provenienza, la memoria dell'evoluzione che ha portato la sua specie sino a li' e il progetto completo per il futuro.
Seminare significa dunque gettare le basi affinche' ci possa essere continuita', significa altresi' proseguire o quantomeno creare le condizioni perche' cio' possa avvenire.
Nel ventesimo secolo, attraverso la perdita dell'autosufficienza alimentare, siamo arrivati a perdere anche di vista il rapporto tra cio' che consumiamo e cio' che produciamo.
I nostri antenati, provvedendo personalmente al proprio sostentamento, davano al seme e al seminare un'importanza enorme, tanto da legare la maggior parte delle festivita' ad eventi come la semina o il raccolto. I semi venivano custoditi gelosamente e se ne curavano scrupolosamente la scelta e la conservazione.
Tramandare diveniva cosi' un atto dovuto, a tal punto da accompagnare con i semi la dote della sposa. Nulla a che vedere con la manipolzione avvenuta da parte delle grandi multinazionali, in primis la Monsanto, che sono arrivate a rendere sterili alcune varieta' di sementi Ogm, in modo da mantenerne il controllo, impedendone cosi' l'autoproduzione da parte dei contadini.
Il seminare diviene cosi' anche un atto di grande altruismo, consentendoci di donare noi stessi (nel caso di un genitore), le nostre conoscenze (nel caso di un insegnante o un maestro), il nostro cibo (nel caso di un contadino) a qualcun altro.
Ma non solo, e' soprattutto un atto dovuto, perche' senza semina non ci sara' raccolto.
Semina e raccolto formano una cosa sola, sono la base del ciclo della vita.
I cibi chimici al 100%, come per esempio l'aspartame, sono cosi' innaturali da essere esonerati da questo meccanismo e, le nuove generazioni, educate dallo scienziato pazzo, arriveranno, con il tempo, quasi a dimenticare di quanto la nostra esistenza dipenda dalla nostra lungimiranza a mantenere fertile il pianeta terra.
Seminare ci permette di tramandare non solo piante e frutti ma anche idee, tradizioni e insegnamenti, che senza questa pratica di trasmissione andrebbero irrimediabilmente persi.
Si', perche' finito l'ultimo seme, morto l'ultimo saggio, reso sterile l'ultimo uomo, nulla varra' piu' nel cercare di rimediare l'errore.
La terra sfruttata e ammalata produrra' sempre meno e sempre minor varieta' e, l'uomo moderno, gracile e avaro, sara' sempre meno capace e disposto a procreare. I nostri genitori e nonni, indeboliti dall'Alzheimer e dalla SLA non saranno piu' in grado di raccontare, di ricordare. Tutto andra' perso e non ci sara' piu' tempo di semina. Ecco cosi' che, dando fondo agli utlimi granai della vita, un giorno, trovandoli vuoti, copiose lacrime piangeremo.
Mese di ottobre, la terra e' pronta.... si semina il grano!