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venerdì 4 gennaio 2013

Bolivia Vs Coca Cola o meglio Neoliberismo Vs Protezionismo


La Bolivia dichiara guerra alla Coca Cola o meglio la Bolivia dichiara guerra a cio' che la Coca Cola rappresenta.
Dal 21 dicembre 2012 la Bolivia, vieta su tutto il territorio nazionale la vendita di Coca Cola. Ma perche' proprio la Coca Cola? Diciamo che la Cola ha sicuramente rappresentato nell'ultimo ventennio la conquista territoriale ma non solo, potremmo dire anche la conquista culturale di un popolo da parte dell' Impero americano e del suo modello economico dominante: il consumismo.
La Bolivia, stretta nella morsa degli ingenti prestiti stranieri, ha negli utlimi vent'anni del '900 ceduto la propria sovranita' nazionale alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Europeo, svendendo il proprio territorio e le proprie imprese alle grandi multinazionali straniere. Di qui, il conseguente impoverimento del suo territorio e della sua gente.
Oggi, a distanza di quasi trent'anni, la Bolivia dice basta, nella ferma decisione di riappropriarsi di cio' che le e' stato tolto.  Prima silenziosamente, incentivando l'economia locale e dando voce al mondo contadino, ideatore e fautore di questa grande rivoluzione culturale, poi in modo sempre piu' rumoroso, fino ad arrivare a questa vera e propria dichiarazione di guerra alla Coca Cola, o meglio a tutto cio' che sta dietro la bandiera della bibita piu' famosa al mondo.
Le ragioni che la Bolivia adduce sono cosi' ovvie e condivisibili da non meritare alcun commento, si va dall' eccessivo sfruttamento del territorio e del lavoro, alla pericolosita' del contestatissimo aspartame, alla voglia, o meglio alla pretesa, di far decollare una bevanda locale, o meglio un'economia locale.
Nulla di contestabile, se non nei modi, a mio parere.
La Macrobiotica ci insegna che la vita e' movimento e si caratterizza dalla continua oscillazione tra contrazione ed espansione, tra yin e yang, tra apertura e chiusura.
Ogni fenomeno sottosta' a questa regola con l'unica differenza che, chi subisce gli eventi e non conosce il meraviglioso Principio Unificatore ne e' vittima, chi invece padroneggia la legge di YinYang ed e' in grado di applicarla, domina le situazioni dirigendole, con conseguente probabilita' di maggior riuscita.
La Bolivia, per voce del suo presidente Morales, a mio avviso sta incappando nel piu' grande degli errori e cioe' quello di spostarsi da un'estremo all'altro, oscillando dal Neoliberismo folle che quasi li ha portati all'annientamento, all'eccissivo protezionismo, che, attraverso quest'ultima introduzione proibizionistica, sara' destinato, a  causa dell'effetto incessante dell'alternanza delle due forze antagoniste e complementari Yin e Yang, ad un ritorno libertario che a sua volta dara' vita ad una nuova era conservatrice e cosi' via...
Lavorare per estremi non e' mai saggio, e soprattutto e' sinonimo di mancanza di controllo.
Chi conosce la Bussola Universale YinYang, sa che e' sconsigliabile estremizzare le scelte, sa che le maturazioni avvengono a livello individuale e le decisioni sociali, governative, possono essere solo un' espressione di ogni singola opinione formulata e, soprattutto non e' sicuramente una legge, o come in questo caso un divieto, a sancire la fine di una dittatura economica.
Proibire significa togliere la possibilita', vedersi togliere la possibilita' significa desiderare, desiderare significa fare di tutto per ottenere, fare di tutto per ottenere significa ripiombare nel folle gioco del consumo dunque sono.
Dall'estremo Yin, all'estremo Yang, dal bianco al nero, sono parecchie le sfumature di grigio, sta a noi capire quando siamo in zona equilibrio, quando la tonalita' ottenuta ci appaga maggiormente la vista, quando stiamo passando dalla parte della ragione alla parte del torto.
Come diceva il Budda, nella vita occorre disperatamente cercare e trovare la giusta Via di Mezzo.

martedì 18 dicembre 2012

Adam Lanza Perche' Essere Vegetariani Non Basta


Adam Lanza il ragazzo poco piu' che adoloscente responsabile della recente strage di Newtown ebbene si' e' vegetariano, anzi vegano e sceglie solo ed esclusivamente cibi biologici. Come spiegare allora il suo comportamento?
Come tenere alta la bandiera delle proprie scelte quando personaggi come Adolf Hittler o questo timido ragazzo americano ci portano a riflettere su come, a volte, essere vegetariani non basti.
La scelta vegetariana o vegana quasi sempre e' espressione di un giudizio sentimentale, secondo il quale a nostro parere sembra corretto non mangiare animali o prodotti da loro derivati per evitare che altri esseri viventi soffrano.
La sofferenza provocata dalla loro morte o dalla costrizione da noi esercitata per poter usufruire del latte e delle uova, pare essere l'unica se non la principale spinta a salvaguardarci dal consumo di cibo carneo; ogni altra considerazione passa in secondo piano o non viene per nulla presa in esame.
La filosofia Macrobiotica,  espressione del giudizio intellettuale, cioe' un gradino piu' in su rispetto al giudizio sentimentale, pur apparentemente  arrivando alla "stessa" impostazione alimentare, ci costringe a tenere in considerazione aspetti molteplici quali si' la compassione verso i nostri piccoli amici, ma anche e soprattutto la nostra salute, il nostro equilibrio.
Molte volte chi sceglie di non mangiare carne lo fa assecondando una grande pigrizia che lo spinge a semplificare la propria dieta evitando cosi' di cucinare.
Escludendo il mondo animale, chi sceglie non valutando attentamente cio' che sta facendo e omettendo di mettere al centro di ogni ragionamento prima di tutto la propria salute vista a tutto campo, finisce per pranzare con insalate, pane bianco, pasta bianca, tanta frutta e generose porzioni di dolci.
Questa alimentazione tipica di tanti ragazzi che sono poi approdati alla Macrobiotica per provare a risolvere i propri disequilibri, porta ad un eccesso di fattori espansivi o meglio ad un' assenza di fattori contrattivi. Le persone sofferenti di questo squilibrio divengono fredde, passive, i loro pensieri sono sempre e costantemente proiettati verso il futuro, non vivono il presente, divengono crudeli, vendicative ed esclusiviste ed estremamente paurose.
La mancanza di energia contraente impedisce all'individuo di rinforzare il proprio nucleo yang, indebolendolo costantemente e rendendo il confronto con l'esterno sempre piu' problematico.
Questo risulta essere anche il ritratto ufficiale di Adam Lanza. 
Questo risulta essere un reale pericolo per ognuno di noi.
Sposiamo pure l'auspicabile scelta vegetariana, ma non dimentichiamo di capire esattamente cosa, l'esclusione di una fetta cosi' importante di alimenti come quelli carnei, comporti.
La scelta Macrobiotica, a mio parere, risulta essere un migliorativo, un'ampliamento dell'importantissima scelta di non mangiare carne. Facciamo in modo di arrivare ad una simile conclusione dopo aver capito cosa ci serve per rimanere in salute e quale energia muova un alimento rispetto ad un altro, insomma dopo aver capito il reale valore yin yang di ogni singolo prodotto.
Scegliere di non mangiare carne costa enorme fatica, grandissimo impegno, e soprattutto approfondite riflessioni.
Essere vegetariani diverra' cosi' una conseguenza di un modello di pensiero evoluto e non il capriccio di chi non riesce a vedere che anche gli  esseri assolutamente viventi del mondo vegetale non hanno occhi ma ci guardano, non hanno bocca ma ci parlano, non hanno anima ma con la loro grazia ci illuminano.

sabato 1 dicembre 2012

Sogno, Incubo, Premonizione


Sognare ci consente di prolungare le ore di attivita' diurne.
Se le nostre giornate sono troppo poco movimentate, se la nostra quotidianita' manca di attivita' fisica o se, le calorie assunte, soprattutto con la cena, sono eccessive rispetto a quelle che riusciamo a smaltire, allora, le nostre nottate saranno incredibilmente"cariche".
Il nostro fisico cerchera' in tutti i modi di smaltire e lo fara' attraverso movimenti incontrollati, quali contrazioni delle estremita', agitazione generale che ci portera' a girarci e rigirarci nel letto, a volte sudando, talvolta  parlando.
Dal sogno all'incubo il passo e' breve, ma non troppo.
Diciamo che l'uomo ipernutrito dal corpo sano, semplicemente sogna, mentre l'uomo i cui organi presentano affaticamento o malattie, o il cui inconscio si rivela depositario di paure, rimorsi o rancori, produce incubi.
Attraverso l'incubo, l'eccesso calorico, anziche' prolungare gli accadimenti della giornata, sviluppandoli fantasticamente, come accade invece nel sogno, da' vita alle paure e ai rancori  consci e non, portandoci ad incarnarli oppure a risolverli tragicamente.
Chi equilibra la propria alimentazione, non sovraccaricando gli organi, rispettando la regola di non arrivare mai al pieno riempimento dello stomaco, cenando almeno 3 ore prima di coricarsi, non sogna.  Le sue notti sono tranquille, si risveglia esattamente nella stessa posizione nella quale si e' addormentato, e soprattutto non fa incubi.
Chi invece si abituera' attraverso una severa autocritica a mettere mano alle proprie manchevolezze, chi si sforzera' costantemente di manifestare la giustizia nel proprio operare, chi cerchera' di tendere alla buddita' in ogni singolo istante della propria vita, sognera' o meglio acquisira' la capacita' di prevedere gli eventi, anticipandoli.
Il suo sogno corrispondera' a quello che Ohsawa definiva chiaroveggenza o sogno "lucido", "cosciente", "ad occhi aperti".
Esso scaturira' direttamente dalla sintonizzazione, per cosi' dire, con il divino, con l'Universo tutto.
Egli "peschera'" dal mare dell 'Infinito informazioni utili sui prossimi accadimenti che riguarderanno il suo mondo.
Sara' cosi' in grado di leggere sulle tracce del presente il sentiero del futuro.
Non sara' un essere speciale, non sara' un mago, ne' un astrolgo, nemmeno un guru, semplicemente sara' colui che godra' di una salute per noi quasi impossibile da immaginare: la salute perfetta.
Diverra' come un' antenna ricevente puntata verso l'Uno. Attraversera' gli oceani del tempo, perche' il tempo e' un concetto esclusivamente appartenente all'uomo.
Capira' che l'attimo presente e' il prosieguo dell'istante passato, ma anche il seme del momento futuro.
Una piccola candela, dice il saggio, sara' sufficiente per illuminare una grotta disabitata da sempre.

martedì 27 novembre 2012

Senza Giudizio


Etimologicamente parlando, la parola giudizio esprime un appunto, un parere, un punto di vista, che pero' il piu' delle volte si concretizza in una critica.
Quando decidiamo di intervenire, di dare la nostra opinione su una situazione, su un evento, alcune volte approviamo cio' che un'altra persona ha detto o fatto, ma questo accade assai di rado e soprattutto avviene quando il comportantamento sottoposto al nostro giudizio, risponde esattamente alla nostra etica, moralita' o semplice opinione.
Piu' di frequente, invece, cogliamo l'occasione per esprimere il nostro dissenso, per criticare o appunto, giudicare, chi secondo noi, ha compiuto l'errore.
Questo tipo di giudizio, pero', oltre a non essere assolutamente costruttivo, riporta costantemente la nostra attenzione al di fuori, convogliando i nostri pensieri su qualcun altro, qualcuno che non siamo noi.
Quando invece ci mettiamo nella condizione di accogliere l'altro, lo facciamo in assenza di giudizio.
Non giudicare non significa non aiutare, non significa inibire il nostro pensare, significa semplicemente  dinamizzare la conversazione e puo' voler dire qualche volta, dover mettere in discussione il nostro punto di vista, la nostra posizione, il nostro giudizio appunto.
Ohsawa classificava il giudizio dividendolo per tappe consecutive, in cui ogni tappa evolveva, migliorandolo e contemporaneamente contenendolo, il livello di giudizio precedente.
Dal giudizio meccanico, al sensoriale, al sociale, all'ideologico, il passo c'e', ma e' tutt'altro che risolutivo.
Esercitando il giudizio nelle sue prime forme, esprimiamo sempre una visione parziale, velata, cieca, dunque non manifestiamo totalita' e, di conseguenza, non possiamo assolutamente ergerci a giudici. Per essere giudici occorre possedere l'indispensabile caratteristica dell'imparzialita'.
Con il settimo livello , il Giudizio Supremo o Assoluto, superiamo la dualita' e, accogliendo il monismo, abbattiamo tutte le differenze, capendo che ogni cosa, ogni situazione, ogni persona, rivela sia un aspetto positivo che un aspetto negativo e che assieme formano un insieme unico che, come tale, diviene ingiudicabile, non criticabile, assolutamente incontestabile. Astenerci dal giudizio diventera' cosi' una naturale attitudine, derivata dall'ampliamento di visione che ci dara' il giudizio svelato.
Sforziamoci dunque costantemente, espandiamo, soddisfiamo, sperimentiamo, cerchiamo e troviamo il fondo dei nostri bassi giudizi, in modo che il nostro punto di vista sia sempre piu' ampio, le nostre osservazioni sempre piu' acute, l'aiuto che possiamo dare a noi stessi e agli altri sempre piu' prezioso.
Ecco come restituire valore ad un attitudine che l'uomo occidentale del ventunesimo secolo, ha relegato alla sua piu' bassa manifestazione.

giovedì 22 novembre 2012

Non Mentire Mai....per Proteggere Se Stessi


La menzogna fa parte dell'uomo, o meglio fa parte dell'uomo non evoluto. 
Ci accompagna per tutta la vita e ha radici cosi' profonde da spingerci alla finzione, gia' dalla prima infanzia.
Mentire e nascondere non sono proprio la stessa cosa, anche se apparentemente gli effetti appaiono i medesimi.
A volte agiamo tenendo l'altro completamente all'oscuro di quello che stiamo facendo e, anche questa puo' essere definita una forma di menzogna.
Ma e' proprio dalla menzogna quella raccontata per proteggere soprattutto, anzi solamente noi stessi,  che Ohsawa ci esorta ad astenerci e, alla cui rinuncia  nel nostro abituale comportamento concorre, assieme all'astensione da altre scorrette attitudini, l'ottenimento del  massimo punteggio nella scalata alla salute.
Ci si riferisce alla tendenza a non dire la verita', totalmente o parzialmente, con il chiaro intento di preservare noi stessi, le nostre scorrette abitudini, i nostri ripetuti errori.
La bugia, in questi casi, e' finalizzata esclusivamente a coprirci, a consentirci di non cambiare.
Quando decidiamo di raccontare a qualcun altro, o peggio ancora di raccontarcela, intendiamo non assumerci la responsabilita' di quello che abbiamo fatto o meglio di noi stessi.
Si tratta di una bugia molto pericolosa perche' ci impedisce di evolvere. Preservarci in tal senso non e' funzionale all'ottenimento della nostra salute e del nostro benessere, al contrario e' sinonimo di malattia e malumore.
Tutte le volte che mentiamo ,  sapendo di mentire, impediamo alla nostra persona di guardare in faccia la realta', privandola del diritto/dovere di affrontare le manchevolezze che ci contraddistinguono, di lavorarci sopra e, di conseguenza, di arrivare a correggerle.
Quando arriviamo a capire che, mentendo per proteggere noi stessi, danneggiamo soprattutto noi stessi,  abbiamo gia' compreso tutto quello che ci serve.
La menzogna e' come un recinto che, si' ferma l'ingresso di ospiti indesiderati, ma in primo luogo, impedisce a noi di gustarci il panorama fuori dai suoi confini.
Liberiamoci dalla paura di affrontare la verita', perche' come diceva Cristo, la verita' ci rendera' liberi.

giovedì 15 novembre 2012

Continuamente alla Ricerca


Esattamente non so cosa mi abbia consentito di andare sempre avanti in questi lunghi vent'anni. Gli alti e bassi sono stati all'ordine del giorno, ma la perseveranza non mi ha mai concesso di indietreggiare. 
Semlicemente credo sia merito di quell'ostinato spirito di ricerca che, come un fuoco, alimenta la mie giornate, rendendo i miei passi meno incerti.
Ricercare per me e' talmente naturale, quasi da costringermi, per abitudine, a valutare sempre almeno una seconda possibilita'.
Alle volte mi e' capitato di essere cosi' "fortunata", da cogliere al primo colpo, cio' che sembrava fosse stato fatto a pennello, insomma un abito su misura, ma anche in quei casi, sapendo di non  esserci arrivata mediante la comprensione, bensi' tramite una sorta di casualita', nasceva in me l'esigenza di verificarne, attraverso la ricerca appunto, l'attendibilita'.
In questo modo la meta passa in secondo piano o meglio, il viaggio diviene per me la meta stessa.
Cercando capisco che non sono arrivata da nessuna parte, cercando capisco anche pero' che forse, non c'e' il ben che minimo dubbio che non si debba arrivare da nessuna parte.
Quando mi sento spaesata, confusa, spiazzata, quando per qualsiasi ragione arrivo ad un punto morto, immancabilmente fa capolino sempre lui, lo spirito di ricerca, che mi porta a rimettere in discussione tutti i fattori, o meglio la mia corretta  interpretazione dei fattori stessi.
E' come una fame costante, insaziabile, un'appettito da leoni, una viziosa golosita' nei confronti della vita stessa.
Tutto mi appare come nuovo, come possibile; e' come se ogni volta scoprissi l'acqua calda.
Lo spirito di ricerca mi pungola, mi alza presto la mattina, mi manda a letto tardi la sera.
Lo spirito di ricerca mi sprona ad andare in profondita', a sperimentare cio' che leggo, a provare sulla mia pelle perche' non siano solo parole.
La realta' mi appare in tutte le sue dimensioni. Ricercare per me significa scavare tra le macerie del passato, ma anche partecipare alla costruzione di futuristici grattacieli.
Ha sempre fatto parte di me?
No, non credo. L'apatia, la paura hanno segnato i primi venticinque anni della mia vita.
Nessuna lettura, nessuna passione, pochi sogni.
Poi, la svolta, la Macrobiotica interpretata alla lettera, esattamente come consigliava Ohsawa, cioe' usata come strumento e non come fine, sfregata abilmente come fosse la Lampada di Aladino, indossata come gli Occhiali Magici delle fiabe, interrogata come fosse una Bussola Universale.
Allora, apriti sesamo.... 
Le paure sono svanite come neve al sole. Ora e' piu' facile orientarmi, ora non temo piu' di perdermi.
Posso camminare, correre a perdifiato. Con me la certezza che in qualsiasi momento riusciro' a ritrovarmi.
Per me, niente Macrobiotica, nessun spirito di ricerca. 


mercoledì 10 ottobre 2012

Qui e Ora


Due semplici parole ricche pero' di significato e che magistralmente ci riportano a considerare come sia importante vivere il momento.
La nostra mente viaggia e come scimmie i nostri pensieri saltano qua e la' nelle due dimensioni di spazio e tempo.
Ecco che per noi diventa impossibile vivere il presente. Il momento ci sfugge e noi siamo cosi' assenti da accorgercene qualche istante dopo, qualche ora dopo, qualche anno dopo, a volte mai.
La nostra incapacita' di vivere il momento, di farci assorbire da cio' che siamo, istante per istante, e' causata principalmente dalla nostra difficolta' ad affrontare la realta' per come e'.
Ci manca il coraggio, ma anche la volonta' e soprattutto ci manca l'umilta' per lasciarci andare, per fluire con la vita stessa, per farci guidare.
Cosi' ci facciamo trasportare dai nostri desideri senza mai renderci conto che il nostro presente era cio' che volevamo ieri. Ora lo disprezziamo, ma prima, quanto lo abbiamo voluto e cosa non avremmo fatto per realizzarlo!
Quando agognamo il futuro, riflettiamoci attentamente: non e' detto che ci piacera' cosi' tanto anche allora...
Navigare nel tempo e nello spazio, senza meta, come siamo soliti fare, ci fa perdere il contatto con  noi stessi, ci porta lontano, ci fa assentare.
Mentre noi sogniamo la vita passa, scorre, soprattutto accade.
E piu' sogniamo, piu' ci perdiamo tramonti mozzafiato, emozioni strappacuore, profumi inebrianti, suoni magistrali, gusti nuovi, calde lacrime, morti improvvise, primi amori e figli mai nati. A volte gli shock, le fasi culminanti del vivere, ci richiamano alla presenza, ma durera' comunque poco; secondi, minuti, poi di fretta, a ricordarci del bello che fu o del futuro che verra'.
Se ci fermassimo dieci minuti in una stanza buia e scrivessimo tutto cio' che ci sta passando per la mente, capiremmo di quanto ciarpame, di quanta inutilita' siano i ladri del nostro quotidiano.
Ci accorgeremmo che per quanto sia triste il presente, mai potra' competere in intensita' con la falsita' del sogno ad occhi aperti.
Impariamo dunque ad essere vigili, ad assistere ai parti della mente, a non assecondarli, a non cavalcarli. Osserviamoli e lasciamoli andare, prima o poi, non considerati, da soli svaniranno.

 

giovedì 4 ottobre 2012

Perche' Casa Ignoramus


Dopo 24 post e ad un anno dall'apertura di questo blog, zoppicante nella partenza, ma, prometto, puntuale e scoppiettante nel prosieguo, mi sembra doveroso spiegare l'origine del nome per meglio farvi capire lo scopo principe di questo spazio.
Casa Ignoramus significa letteralmente la Casa degli Ignoranti e richiama le piu' famose Maison Ignoramus francesi degli anni 60 . 
Sapere di non sapere e' l'unica cosa da sapere.
Scusatemi per il gioco di parole ma la condizione primaria al cambiamento si ha solamente quando, con il piu' profondo atto di umilta', constatiamo la nostra ignoranza e pronti a vestire i panni dello studente, o meglio del discepolo, ci apriamo al cambiamento.
La Casa degli Ignoranti e', come la volle Ohsawa, un luogo di studio, di sperimentazione e di condivisione, dove discepolo e maestro si scambiano costantemente i ruoli. Si, perche' per essere un buon insegnante occorre per prima cosa essere un allievo esemplare.
Chi apre la propria casa e' nella consapevolezza di essere in cammino, ha la certezza di non essere arrivato da nessuna parte e si rende disponibile a condividere il proprio percorso con qualcun altro.
La Casa degli Ignoranti e' il posto giusto per chi decide di lavorare su di se' e, lo vuole fare in un ambiente protetto, in un posto dove altre persone stanno cercando di fare lo stesso.
Nessun giudizio nella Casa degli Ignoranti, questo pero' non vuole dire nussuna osservazione, semplicemente vuole dire nessun giudizio.
Benvenuti allora a tutti voi nella Casa degli Ignoranti, lo spazio c'e', potete entrare.

martedì 2 ottobre 2012

Masanobu Fukuoka, Manikis Panaiotis, Emilia Hazelip, Antonio De Falco e l'Orto delle Meraviglie


Approdando alla Macrobiotica ci risultera'  facile arrivare al concetto di autosufficienza alimentare e  inevitabilmente  nomi come quello della Hazelip, di Fukuoka, di Panaiotis o di De Falco ci diverranno  famigliari. La Macrobiotica, definita da Ohsawa, la bussola universale o l'occhiale magico attraverso il quale leggere e interpretare la realta', vede la sua massima applicazione in campo agricolo con il sistema Fukuoka e con la sua successiva evoluzione applicativa: l' Agricoltura Sinergica.
Lasciar fare alla terra, ovvero ripristinare la condizione ottimale che consenta alla terra stessa di autofertilizzarsi e di autoriseminarsi ci consente di ridurre al minimo il nostro sforzo pur ottenendo il massimo del risultato, senza pero' mai perdere di vista il grande rispetto che Madre Natura merita.
L' Agricoltura Sinergica consente a chiunque, armato del giusto spirito di osservazione, di ambire ad un grado di autosufficienza alimentare indispensabile per l'ottenimento della liberta', condizione indispensabile al raggiungimento della felicita'.
Fondata su principi di una semplicita' disarmante consiglia al contadino moderno di lasciar ferma la terra ovvero di non arare o vangare, di non concimare , di non comprimerla con il calpestio e di non tenerla mai scoperta ovvero di pacciamarla.
Attraverso l'apprendimento delle tecniche rivoluzionarie dell' Agricoltura Sinergica si intrapprende un viaggio meraviglioso, si riscopre l'importanza del rispetto per tutte le forme di vita dal microrganismo passando attraverso l'uomo fino all'Universo tutto; si impara la gioia dell'attesa, capendo di conseguenza che il piacere non sta nel risultato ma nel godimento di ogni singolo istante che ci separa ad esso.
Con l'orto, attraverso l'orto nasce cresce e matura la nostra consapevolezza.
Con l'orto, attraverso l'orto reimpariamo a toccare, annusare, gustare e di conseguenza a contemplare.
Con l'orto e attraverso l'orto noi e i vegetali dei quali ci nutriamo veniamo messi sullo stesso piano.
La sinergia presente nell'orto ci coinvolge, la sua eleganza ci ispira, la sua armonia e il suo equilibrio ci vengono trasmessi.
L'orto diviene cosi' parte della nostra vita, della nostra famiglia e come tale ci assomigliera', da noi, soprattutto inizialmente dipendera', ma proprio come un figlio pian piano acquistera' la sua autonomia, acquisira' la sua personalita' e..... inevitabilmente ci insegnera'.
L'uomo del ventunesimo secolo cosi' si trasforma, passa da essere contadino ad essere contemplatore, realizza pienamente il suo scopo  e.... magicamente riconquista il suo posto, subito sotto  Dio, la Natura, L'Uno  c'e' lui, l'uomo che con  la sua quotidiana vicinanza con la terra  non perde mai il contatto.

sabato 29 settembre 2012

La Prima Tappa della Malattia: Una Vita Disordinata




Comprendere veramente da dove parta la malattia, quale sia la sua origine remota, e' fondamentale per avere un approccio corretto al processo di guarigione. 
Secondo il punto di vista occidentale moderno, la malattia diviene tale quando accusiamo un sintomo e, intuitivamente o attraverso una diagnosi, le diamo un nome.
E'allora che il piu' delle volte il nostro disturbo viene classificato come raro, genetico, con origini cosi' remote o lontane da noi quasi da sembrarci estranee.
Qui si ferma la ricerca medico-allopatica. Il proseguo tratta esclusivamente la cura, o meglio ancora, la soppressione del sintomo stesso.
La lettura ohsawiana del fenomeno della malattia apre nuovi scenari ampi e risolutivi sul problema. Sensei ci insegna ad estirpare le radici della malattia stessa e una volta capita la sua causa, addirittura a prevenirla.
Ohsawa evidenzia nel disordine nelle sue molteplici forme, la piu' profonda, nonche' la prima radice del poderoso albero delle nostre sofferenze.
Quando si parla di disordine si finisce sempre per omettere qualcosa, ma Ohsawa ci aiuta, spingendoci oltre, cosi' capiamo che possiamo vivere un disordine ancestrale nel caso avessimo i genitori o un'intera famiglia indisciplinata, vigliacca, ingrata.
Di conseguenza il semplice essere generati da questo caos potrebbe aver dato origine al nostro problema; oppure il disordine potrebbe essersi insediato in maniera subdola ma costante proprio nel nostro quotidiano. Saremo allora quel genere di persona che, per esempio, va a letto tardi la sera e si sveglia tardi la mattina, oppure quella che mangia ad orari diversi tutti i giorni, improvvisando il pasto.
Esistono poi veri e propri modi di cucinare in modo disordinato e cibi che per la loro composizione caotiva rivelano un disordine di fondo disorientativo per il nostro corpo.
Ecco che la pizza, i piatti della nouvelle cousine che abbinano frequentemente il dolce con il salto, i timballi, tutti questi cibi comunicano all'uomo che li ingerisce confusione mandando i ricettori olfattivi e visivi in tilt a causa dei loro messaggi contrastanti.
Piu' il cibo e la nostra vita si complica, piu' il piatto e di conseguenza la nostra vita, diviene difficile da equilibrare.
Ecco scoperto uno dei primi mattoni che, con il tempo, puo' portare alla costruzione del muro a volte inespugnabile della malattia.
Il disordine ci impedisce di vedere chiaramente. Essere precisi, ordinati significa avere il controllo sul nostro piatto, sulla nostra salute, sulla nostra vita.
Chi e' ordinato dimostra di prendersi cura di se', fisicamente, mentalmente, spiritualmente.
Ordinare le idee sta a significare mettere chiarezza nel nostro agire, significa vedere chiaramente le diverse sfaccettature dei problemi, valutarne i pro e i contro e poter decidere lucidamente per il meglio, di conseguenza significa non ammalarsi.
Iniziamo a mettere ordine partendo da noi stessi, poi passiamo a casa nostra, alla nostra strada, al nostro quartiere, alla nostra citta', al mondo intero.
La nostra salute, la salute della societa', la salute del pianeta dipendono proprio da questo.

martedì 18 settembre 2012

La Costanza dell'Incostanza


Capire l'origine della nostra sofferenza, significa avere in un certo senso le chiavi per ottenere la felicita'.
L'osservazione dei fenomeni ci insegna che tutto in questo mondo muta costantemente, che nulla puo' essere escluso dalla manifestazione di questo Principio. Ad ogni inverno segue sempre la primavera e alla nascita fara' sempre seguito la morte.
A volte l'evoluzione dei fenomeni sara' cosi' lenta da non permetterci di verificare l'autenticita' di questa affermazione, altre volte sara' cosi' veloce da essere percepita anche dai piu' scettici, dai meno sensibili.
Sempre la sola osservazione ci spinge oltre e da essa impariamo che, fondamentalmente, le "direzioni" di massima di questo costante movimento possono essere solo e solamente due:verso la chiusura, il riscaldamento, la maggior attivita' o verso l'apertura, il raffreddamento, l'inattivita'.
Osservare e capire queste tendenze ci aiuta a leggere la realta' e....magicamente a prevedere gli eventi. Nulla ma proprio nulla vi e' escluso.
Capito questo il passo successivo da fare, per noi, e' comprendere come uniformarci, come entrare nel flusso.
E proprio qui troviamo il piu' grande degli ostacoli. A causa delle nostre debolezze, siamo alla continua ricerca di punti fermi, di conferme, di ancore, e non ci rendiamo conto che questa nostra tendenza inevitabilmente ci procura delusioni e dolore.  Scorrere con il fiume della vita, sintonizzarci ad esso, senza alcun dubbio ci procurerebbe maggior ristoro, per cosi' dire ci stancherebbe meno. Quando decidiamo di seguire la corrente possiamo ridurre lo sforzo, perche', se la direzione e' giusta, il flusso ci portera' fino a destinazione.
Al contrario, remare contro corrente, vorra' dire dover rafforzare l'energia necessaria, senza, pero', avere la certezza di arrivare alla  meta.
La vita ci porta dove vuole lei, il nostro libero arbitrio viene esercitato nell'accettazione o nel contrasto che decidiamo di esercitare.
Constatare l'eterna costanza dell'incostanza diviene dunque il piu' profondo degli sguardi sull'Universo, farne il perno dello nosce scelte, il piu' grande dei compiti che ci compete.
Allora tutto ci sembrera' piu' semplice, forti di questo nostro sapere affronteremo le correnti con la flessibilita' del ramo che, facendosi cullare dal vento, ondeggia senza mai spezzarsi.
Fare dell'incostanza una costante significa poter contare sul fatto che, prima o poi, ogni cosa finira', o meglio si trasformera', come diceva Ohsawa, nel suo esatto contrario.
Cosi' faranno il piacere, la ricchezza, la passione, ma anche la poverta', la sofferenza, la malattia.
Sapere questo ci aiutera' a non gioire eccessivamente nei momenti "alti", ma anche a non sprofondare nella disperazione piu' profonda in quelli "bassi".
Sapere questo, ci dara' una nuova chiave di lettura del presente e uno sguardo piu' realistico sul futuro.
Non saperlo o non accettarlo, la piu' grande delle mancanze.

lunedì 10 settembre 2012

Come un Padre: Rene' Levy Parte Seconda


Ed era proprio cosi', anzi e' proprio cosi' a Cuisine ed Sante', i pasti sono semplici da cucinare, ma appetitosi e nutrienti.
Le diete curative erano e sono all'insegna dell'essenzialita', ma proprio per questo permettono al corpo di guarire. Attraverso la dieta,  chi la segue scarica tutti gli eccessi Yin e Yang.
Rene', usava come Ohsawa, la base pura e cristallina della 7 , cioe' prescriveva solo cereali integrali a chi era veramente malato, a chi come tanti di quelli che approdavano a St. Gaudens,  era stata assegnata la scadenza, come si fa per il latte.
E, su di una base cerealiana, aggiungeva 1, massimo 2 specifici, in modo da potenziarne l'effetto. E i risultati non tardavano ad arrivare.
Le allergie non si ripresentavano, i tumori scomparivano, le giovani coppie davano alla luce i figli della Macrobiotica.
E le lezioni, due al giorno, ribadivano i concetti di essenzialita'. Pochi concetti, detti chiaramente, ripetuti fino allo sfinimento, necessariamente ribaditi.
L'importanza dell'insalivazione e della masticazione, l'eccessiva iperacidficazione del corpo dovuto al consumo di zucchero e carne, le insidie della frutta e l'immancabile costante richiamo alla Giustizia dell'Universo, il riconoscimento principe dell'uomo che ha finalmente svelato il proprio Giudizio, dell'uomo evoluto.
Rene' era tutto questo, ma le parole sono troppo poco per renderlo nella sua pienezza.
Sette le volte che sono andata da lui, settanta volte sette le volte che avrei voluto e dovuto andare.
Questo ad insegnarmi che non sempre, anzi quasi mai paghi il rimandare. Come lessi qualche tempo fa "quando si rimanda si finisce o per fare a maggior prezzo o per non fare".
Con lui e attraverso i suoi insegnamenti sono cresciuta sia come cuoca Macrobiotica, che come donna.
Con lui e attraverso i suoi insegnamenti sono stata a piu' riprese costretta a ridiscutere la mia arroganza, la mia testardaggine e la mia mancanza di rispetto per gli me stessa e per gli altri.
Quando ho ricevuto la notizia della sua morte ho pianto nella certezza di aver perso un Maestro, un grande uomo, ma soprattutto un Padre.
In un mondo finito vorresti che qualcosa o qualcuno ne facesse eccezzione....



Un grandissimo ringraziamento a Daniel, Lourdes, Briac e a tutto lo staff di Cuisine et Sante', per l'egregio lavoro che tutt'oggi stanno facendo in Francia, per L'Europa, il Mondo intero,  la Macrobiotica.

domenica 9 settembre 2012

Come un Padre: Rene' Levy



Peccato per chi si avvicinera' alla Macrobiotica da ora in poi, peccato perche' a parlare di alimentazione siamo in tanti, a fare corsi di cucina pure, a discutere sulla filosofia forse un po' meno, ma di li' ad essere un Maestro c'e' un abisso.
Rene' Levy e' stato forse l'ultimo grande Sensei e chi ha avuto la fortuna di poterlo conoscere non potra' far altro che confermare quest'affermazione.
Rene' e' stato il punto di riferimento per la Macrobiotica europea degli ultimi 40 anni.
Potevi essere andato da lui anche solo una volta, potevi addirittura averne anche solo sentito parlare da qualche amico malato o curioso che era stato a Cuisine et Sante',  ma nel tuo cuore serbavi l'immancabile pensiero che, se  e quando la tua vita fosse arrivata dinnanzi ad un impasse, lui ci sarebbe stato.
A meta' tra l'istrione e il saggio, Rene' aveva la capacita' di farti passare dalla spensieratezza alla riflessione profonda, aveva per cosi' dire la dote di rendere leggera la sofferenza, la malattia.
Le sue spalle sapevano reggere pesi insostenibili per qualsiasi altro essere umano.
Ti accoglieva anche quando nessuno piu', nemmeno i tuoi cari, erano disposti a farlo.
Chi arrivava a Cuisine et Sante', sapeva che per pesante che fosse il proprio carico, li' avrebbe trovato finalmente un po' di ristoro.
Rene' era amato o odiato.
Con lui non occorrevano lunghe conversazioni.
Tutti noi ambivamo a parlargli privatamente, ad avere un colloquio noi e lui soli, per potergli spiegare BENE, il nostro problema, ma non sapevamo che lui ci aveva gia' osservato, aveva gia' guardato oltre il nostro sguardo, sapeva gia' e sapeva ben di piu' di quello che gli avremmo detto.
E non stava al gioco, non si concedeva. Ci invitava a scrivere su di un foglio le nostre domande, anche quelle personali, soprattutto quelle personali, promettendo di darci LA RISPOSTA, nella serata, durante la conferenza.
Ci insegnava a metterci a nudo, a non vergognarci, ci spingeva ad affrontare i nostri limiti li', subito, dal primo momento. Non avremmo dovuto perdere altro tempo prezioso.
Le sue risposte erano esaustive e ficcanti, Rene' metteva direttamente le mani sulla piaga e tu avevi due sole possibilita': accettare l'insegnamento e iniziare a lavorarci sopra, o fuggire come daltronde avevi sempre fatto, imprecando. 
Ma questo Rene' lo sapeva bene.
Le sue lezioni fondavano su di una base di sempicita' impressionante, perche' la VERITA', deve per forza essere semplice.
Uno dei suoi motti:" La soupe e le cereale c'est la cuople ideal" ovvero, la zuppa e il cereale sono la coppia ideale.
Continua.....

giovedì 6 settembre 2012

Masticazione come Meditazione - Parte Seconda


Scrivendo la prima parte di quest'articolo mi sono resa conto che a volte si rischia di volare troppo in alto, si rischia di discorrere, di filosofeggiare senza mai arrivare a toccare la concretezza dell'argomento. 
Gli antichi maestri, rivolgendosi a uomini semplici si, ma nello stesso tempo proprio per la loro semplicita' molto vicini all'essere primitivo, istintuale, intuitivo non avevano bisogno di partire per cosi' dire dall'abc, potevano permettersi di tralasciare l'insegnamento di base e passare direttamente all'insegnamento avanzato.
Noi uomini moderni dobbiamo invece ricostruire le basi della nostra conoscenza, dobbiamo in un certo senso reimparare,  perche' sulla nostra essenza nuda e cruda e' stata costruita una serie di infrastrutture che ci impedisce di vedere anche le cose piu' evidenti, siamo abituati a guardare ma non ad osservare, sentiamo ma non ascoltiamo.
Chi ci parla, sapendo questo, deve fare un passo indietro e prenderci per mano. Deve essere disposto a fare un lavoro di rieducazione all'essenziale, e in primis non deve dare nulla ma proprio nulla per scontato.
Questa e' la strada di cui abbiamo gia' parlato attraverso la quale si va a riaprire quella scatola nascosta in solaio......
Dunque prima ancora di scrivere di meditazione occorre capire come masticare, o meglio come masticare correttamente.
Dal punto di vista fisico la masticazione avviene solo e solamente in bocca.
Partendo da questa osservazione della realta' capiamo che se manchiamo questo atto, se consentiamo al cibo di passare la bocca senza essere masticato, non avremo piu' la possibilita' di rimediare a questo errore. I denti con la loro capacita' di macinare, sminuzzare, affettare il cibo consentono all'alimento di essere piu' facilmente assimilabile dai nostri intestini e soprattutto se si mangiano cibi integrali, la masticazione svolge un ruolo fondamentale, aprendo involucri tenaci (come la crusca o la cuticola dei legumi) o frammentando fibre lunghe ed elastiche (come nel caso per esempio delle foglie della cicoria o del tarassaco). 
La saliva, stimolata da un prolungato movimento dei muscoli mascellari, fornisce invece alla massa di cibo che transitera' all'interno del tratto intestinale, l' additivo, se mi consentite il termine, l'ingrediente che dara' inizio a tutto il processo assimilatorio.
Per alcuni alimenti, come per il cereale per esempio, una corretta insalivazione e' fondamentale in quanto la sua digestione inizia gia' dalla bocca con l'effetto della ptialina che scinde gli amidi.
Rene' Levy, il grande maestro scomparso due anni fa, amava fare un'espriemento a mio parere molto esplicativo. Andavi da lui, due giorni, una settimana, un mese e non potevi mai mancare questa preziosa lezione. Durante la conferenza del mattino, o della sera, prendeva una piccola tazza di crema di riso, ne gustava un cucchiaio, lo insalivava bene, dava le spalle al pubblico per evitare di "scandalizzare" i fragili animi contemporanei, riversava il cucchiaio di crema che aveva in bocca dentro la tazza e si girava, con gioia e meraviglia facendo notare agli studenti che TUTTA la tazza era diventata liquida, predigerita e sorprendentemente dolce.....
Gandhi ricordava che per stare in salute  avremmo dovuto "bere i solidi e masticare i liquidi".
Avete capito!
Il PH  salivare e' circa di 7.2 cioe' leggermente alcalino ed e' l'additivo, come avevamo detto che permette ai succhi gastrici, il cui PH e' di un valore che oscilla dallo 0.9 all' 1.5, di attivarsi.
Senza masticazione, nessuna o scarsa produzione di succhi gastrici, di conseguenza difficile digestione.
Il cibo moderno e' un cibo "predigerito", morbidissimo, raffinato, incosistente e soprattutto scarsamente saporito, tutti fattori che con il tempo ci hanno disabituato a masticare.
L'eccessiva avidita' che ci viene insegnata sin da bambini, i troppi impegni nell'arco della giornata con la conseguente perdita di tempo da dedicare alle cose veramente importanti, la mancanza di educazione alimentare, sono tutti fattori che hanno contribuito a modificare profondamente questo prezioso e basilare atto.
Ma quanto occorre masticare? Anche qui una regola precisa non c'e'. Si deve comunque sapere che il cibo dovra' lasciare la bocca quando sara' completamente sminuzzato. 
Per il riso integrale serviranno almeno 40 masticate, per le gallette una quindicina, per il pane bianco composto da farina 00 solo 2, ora capite bene dove sta il problema da dove parte la fastidiosa acidita' di stomaco che vi assale dopo i pasti?

Masticazione come Meditazione



Una carissima amica, abituata a girare per Centri spirituali e non, un giorno mi disse che la masticazione era, secondo lei,  la meditazione dei macrobiotici.
Li' per li' non prestai molta attenzione a questa affermazione ma, nel tempo, questa frase lavoro' e capii che Emanuela aveva incredibilmente ragione!
In realta' dare una definizione alla parola meditazione non e' affar semplice. Tutt'altro. E soprattutto "ridurre" la meditazione ad un immagine ben precisa e segregarla ad un momento della nostra giornata non le rende giustizia.
La prima cosa da capire e' che quello che noi intediamo per meditazione, quella che puo' essere insegnata, non e' altro che un espediente che troviamo per imparare a fare qualcosa che e' gia' nostro patrimonio, semplicemente e' come se avessimo uno strumento utilissimo chiuso in una scatola nascosta in solaio. Col tempo siamo arrivati a dimenticarcene e per cosi' dire siamo costretti a doverlo ricomprare.
Le tecniche di meditazione servono a questo. Ci aiutano a ritrovare questa capacita' innata.
Ogni tecnica puo' servirci per ottenere il risultato sperato, esistono tantissime tecniche di meditazione, anzi possiamo addirittura affermare  che esiste una tecnica di meditazione per ognuno di noi, personalizzata, su nostra misura.
Quando meditiamo compiamo il piu' alto atto di presenza, siamo partecipi a noi stessi, contempliamo. La nostra intera esistenza dovrebbe essere costellata di attimi di presenza, purtroppo pero' non e' cosi', il piu' del tempo lo trascorriamo nell'incosapevolezza, nella totale assenza. Ecco che allora ci servono degli strumenti, meglio ancora degli espedienti. Lo stare seduti, immobili e' uno di questi, idoneo si, ma soprattutto per gli orientali e ancor di piu' per gli antichi orientali che erano particolarmente avvezzi all' arte della calma e della contemplazione. Osho, per esempio, ha modernizzato ed occidentalizzato le tecniche meditative inventando la meditazione dinamica. Essa si adatta perfettamente all'europeo contemporaneo, eternamente stressato, eccessivamente iperattivo e sempre in surplus energetico a seguito della sua alimentazione ipercalorica. C'e' poi la meditazione mantrica, per chi proprio non ce la fa a sentire il vuoto, a non fare nulla. Insomma come avevamo detto una persona, una tecnica di meditazione. 
La masticazione, se ben fatta, ci aiuta ad ottenere ottimi risultati e puo' essere degnamente paragonata alla meditazione zen. 
Masticare accuratamente, senza fretta, ci permette non solo di assimilare al meglio il cibo che mangiamo e di conseguenza di avvertire il senso di sazieta' anticipatamente rispetto a quando ci abboffiamo, bensi' ci consente di immergerci completamente in cio' che stiamo facendo. Dedicare il giusto tempo alla masticazione, significa dedicare il giusto tempo al pasto e di conseguenza a noi stessi. Con una masticazione ben fatta compiamo il piu' grande atto di rispetto verso chi ha cucinato, diamo il giusto riconoscimento al "cibo" che si e' sacrificato per noi, animale o vegetale che sia.
Impariamo dunque a masticare, meditare ci sembrera' cosi' molto piu' famigliare.
Continua.........

mercoledì 5 settembre 2012

Lima Ohsawa Donna di Tradizione e Modernita'



Molto si e' scritto di Georges Ohsawa, meno si e' saputo di sua moglie, Lima, sua amorevole compagna, nonche' prima, fra tutti i suoi studenti.
Lima, contrariamente a quello che siamo portati a credere, incarna appieno il concetto di rivoluzione umana, fornendoci un'esempio chiaro ed evidente della capacita' di cambiamento insita in tutti noi.
Lima e' l'esempio piu' forte che ci possa essere di come il giusto strumento porti l'individuo a realizzare pienamente la propria vita.
Nata  in una famiglia shintoista, suo padre prete , ebbe un'educazione tradizionale e quando giunse il momento, come da tradizione, sposo' un medico da cui ebbe tre figli.
La sua figura apparse sempre come quella della donna della tradizione giapponese. Sempre elegantemente vestita nel kimono, con movimenti lenti e aggraziati, raffinata nei modi, e con un tono di voce  sommesso ed accompagnato da un sorriso, insomma caratterizzata da tutti i tratti tipici della sottomissione femminile.
Inoltre il suo rapporto "pubblico" con il Maestro riportato dalle cronache dell'epoca parla di una donna ofuscata dalla maestosita' del marito. 
Nessuna interferenza, nessuna obiezione, apparente totale accettazione del ruolo a lei assegnatole.
Questo e' per cosi' dire cio' che ci e' dato conoscere di Lima, cio' che ad un primo esame appare come la totalita' della donna, come la VERITA' su di un personaggio, per noi, di secondo piano, rispetto a lui, Sensei.
Ebbene, in pochi sanno che Lima, sposata e con tre figli, dopo aver assistito ad una conferenza pubblica sulla Macrobiotica di Ohsawa, divorzio' da suo marito e lascio' la sua famiglia per poterlo sposare.
Nata alla fine dell'800, compi' questo grande passo i primi anni del '900, in Giappone, e cosa ancor piu' inaccettabile per l'epoca abbandono' marito e figli, tanto era il bruciante desiderio di cambiare la propria vita e perseguire la propria visione del mondo.
Segui' ovunque il Maestro, lavoro' sempre al suo fianco, anche in Africa con Albert Schweitzer, in India, negli Stati Uniti e per tutta l'Europa.
Quando mori' Ohsawa, le fu assegnato il pesante carico dell' insegnamento presso il Nippon Center Ignoramus di Tokyo e fu in grado di assolvere a questo compito fino alla data della sua morte che avvene all'eta' di 102 anni.


Lima e' a mio parere  un grande esempio del movimento evolutivo femminile da tradizione a modernita'.
Ci insegna che con il cibo, attraverso di esso, ogni cosa diventa possibile, ci insegna che uno strumento cosi' potente e vero come la Macrobitica ci puo' traghettare lungo il mare della vita, aiutandoci a sopportare le pesanti mareggiate e a volte navigando anche contro corrente.
Lima segna il passaggio saggio della donna, il passaggio cosciente, voluto desiderato, un cambiamento in positivo. Lima porta se stessa alla consapevolezza, alla liberta', prende in mano la sua esistenza e la rende macro,  appunto.
Nulla a che vedere con la visione occidentale contemporanea sull'emancipazione femminile, la quale ci fa credere nello sdoganamento da costumi e regole tipiche del mondo contadino, ma che ci impone nuovi costumi e regole dettate, questa volta, dall'industria, dal commercio.
Ancora una volta qualcun altro decide per noi, ancora una volta le redini della nostra esistenza ci sono sfuggite dalle mani.
Partiamo almeno da qui.


 

martedì 4 settembre 2012

Il digiuno secondo Ohsawa: la Dieta Numero 7



 Nro   Cereali  Verdure  Zuppe Carne  Insalate  Dessert  Bevande

 7       100%
 6        90%      10%                              Bere il
 5        80%      20%                                 meno
 4        70%      20%    10%                     possibile
 3        60%      30%    10%
 2        50%      30%    10%    10%
 1        40%      30%    10%    20%
-1        30%      30%    10%    20%     10%
-2        20%      30%    10%    25%     10%      5%
-3        10%      30%    10%    30%     15%      5%




"Ci sono dieci modi di mangiare e bere che ci permettono di costruire una buona salute realizzando l'equilibrio Yin-Yang."


Queste sono le esatte parole che Georges Ohsawa uso' nello Zen Macrobiotique (La dieta Macrobiotica) per aiutare l'europeo degli anni '60 disorientato dal drastico cambiamento sociale ed economico di quell'epoca.
Usciti dalla guerra, annientati dalla fame e dalla poverta', gli abitanti del vecchio continente si sono buttati nella ricostruzione, hanno dedicato tutto il loro tempo e le loro energie per il raggiungimento di uno stile di vita dignitoso ed essendo ogni fenomeno, come ci insegna la Macrobiotica, parte del Tutto e dipendente dalle sue regole, si passo' dalla vita umile, rurale, carica di privazioni, ad una vita agiata, industriale e contraddistinta dall'abbondanza.
Ogni cosa si trasforma nel proprio contrario.
I nostri genitori, e ancor prima i nostri nonni senza ombra di dubbio vivevano un'equilibrio inconsapevole, facevano la cosa giusta si, ma con la motivazione sbagliata.
Educavano i loro figli ad accontentarsi, al vivere parvo ma non perche' avessero veramente compreso il profondo significato di questo gesto, semplicemente perche' non ce n'era e non essendocene, altro non si poteva.
Mangiavano cio' che trovavano sul posto e nella giusta quantita' offerta dalla stagione ma anche questo non perche' avessero appreso l'importanza della localizzazione e della stagionalita' degli alimenti, bensi' perche' non se lo potevano permettere.
Le scelte se non mediate dalla consapevolezza non hanno alcun valore, non vengono "capite", non valgono come esperienze e ci condannano a commettere errori.
E' stata proprio la nostra "incoscienza" a fornire terreno fertile al consumismo occidentale del ventesimo secolo.
Ogni cosa si trasforma nel proprio contrario.
Ohsawa arriva da noi proprio nel periodo storico di svolta e da grande maestro quale era perse tempo e denaro per insegnarci, per avvertirci del pericolo al quale saremmo andati incontro, insomma la sua visione lucida e premonitrice degli eventi gli permise di prospettarci gia' la crisi che stiamo vivendo.
Con un semplice grafico composto da tipologie di alimenti e percentuali sintetizza la filosofia plurimillenaria d'Estremo Oriente.Traduce per cosi' dire l'istinto-intuizione in termini tecnici, schematizza la naturalezza del vivere, la rende una materia idonea ad essere insegnata.
Ci dice che la dieta piu' complessa e' la dieta moderna, che la composizione del pasto piu' difficile da realizzare e' proprio la tanto osannata dieta Onnivora che ci consiglia di mangiare un po' di tutto. Difficile in quanto difficoltosa nel suo bilanciamento.
Equilibrare significa padroneggiare la materia, conoscere profondamente se stessi e sentire quando si e' in armonia con il Tutto, cosa assai lontana dal nostro "involontario" gesto di aprire il frigorifero e mangiare cio' che vi troviamo all'interno e ci attrae maggiormente ai sensi.
Ci dice inoltre che la dieta la piu' semplice, quella dalla quale dovremmo ripartire e che ci consentira' di riconquistare uno stato di salute perfetto e' la dieta numero 7, composta esclusivamente da cereali integrali. E' praticabile da tutti perche' non occorre in questo caso conoscere come il cibo lavori, non occorre nemmeno capire cio' di cui abbiamo bisogno, ci verra' insegnato strada facendo, il riso integrale cosi' come l'orzo, il farro, il miglio, il grano saraceno ci riporteranno ad una sorta di equilibrio perduto consentendoci di eliminare tutti gli eccessi, dopodiche' saremo liberi di scegliere, di "allargare", man mano che il nostro giudizio si affinera'.
La dieta numero 7 e' a tutti gli effetti un digiuno, un digiuno che potremo permetterci qualche volta in piu' rispetto alla piu' conosciuta astinenza completa dal cibo. Mangiare solo cereali integrali ci fa riflettere sull'essenzialita' della vita, ci fa capire che tutto quello che ci serve e' li', davanti ai nostri occhi, e' cosi' semplice eppur cosi' difficile da credere.
La 7 non e' solo una terapia alimentare bensi' e' una lezione di vita. Quando decidiamo di fare la 7 poniamoci ad essa con il giusto atteggiamento e soprattutto con il dovuto rispetto.
Nel chaos della nostra esistenza con la 7 introduciamo un elemento di pace, di rasserenamento, di chiarificazione.
Capiamo che i nostri grandi errori affondano le loro radici nell'eccesso, come invece per i nostri nonni venivano nutriti dalla carenza. Ma solo la 7 ci aiuta a capire veramente questo, altrimenti saremo costretti a ripetere, ripetere, ripetere, sabbutti di qua e di la dalle violente mareggiate della vita, incolpando e maledicendo chiunque ci stia a fianco ma evitando accuratamente di fare il piu' sentito dei mea culpa.
Non esiste un periodo consigliato per fare la 7, Ohsawa dava questo suo personale consiglio, ci esortava a metterci a sette tutte le volte che sentiamo di non aver capito qualcosa, tutte le volte in cui non riusciamo a trovare una via d'uscita ai nostri problemi, tutte le volte che pur credendo di essere arrivati capiamo che siamo sempre li', per strada ne' all'inizio, ne' alla fine, semplicemente per strada ed infine tutte le volte che capiamo che basterebbe cosi' poco ma......




 

lunedì 3 settembre 2012

Franco Berrino: Ponte tra Oriente e Occidente

Scrivere di Macrobiotica e non dedicare tempo e attenzione all'eccezzionale lavoro del Professor Franco Berrino sarebbe per me da considerare come la piu' grande delle mancanze perche' a Berrino compete il grandissimo merito di aver realizzato uno dei piu' grandi sogni auspicabili, il secondo dopo il raggiungimento della Pace Mondiale.
Partendo dal Giappone quel piccolo-grande uomo di nome Ohsawa serbava nel cuore due grandi progetti e visse la sua vita interamente nell'intento di realizzarli o in qualche modo di gettare le basi perche' qualcun altro li realizzasse dopo di lui.
Attraverso le sue conferenze, i suoi libri, l'insegnamento dei suoi allievi il chiaro intento del mestro era proprio quello di costruire un ponte tra oriente ed occidente, base fondamentale per l'instaurazione del dialogo, la cooperazione, la comprensione, tutte condizioni indispensabili a che si raggiungesse la da sempre auspicata, PACE MONDIALE.
Non aveva bagagli, non aveva soldi, non aveva ne' casa, ne' amici, con se avrebbe portato solo Lima, la compagna della vita e la sua profonda conoscenza del pensiero "primitivo" della Plurimillenaria Filosofia d'Estremo Oriente. 
Apparentemente cose di poco conto ma a ben vedere elementi fondamentali e indispensabili per attuare la piu' grande delle rivoluzioni:la rivoluzione umana.
Lima ci insegno' a cucinare pasti squisiti e sapientemente equilibrati, ci tradusse in pratica le preziose ma succinte lezioni filosofiche del marito e ci fece capire che i cambiamenti iniziano dal basso, dalle piccole cose, dal piatto.
Ohsawa invece tradusse e rese comprensibile alla mente occidentale l'agopuntura, l'ikebana, l'arte del bonsai e l'aikido nonche' ci incoraggio' a fare quel passo in piu' che dal dualismo congenito esclusivista ci avrebbe portato al monismo, al Principio Unificatore.
Prima di morire ci invito' a bruciare tutti i suoi libri, a ripartire da capo, a spendere la nostra vita interamente per la Macrobiotica, a far si che diventasse il nostro piu' grande Amore.
Invito difficile da mettere in pratica, il piu' delle volte ci siamo accontentati di leggere, di sperientare, ma di non azzardare. Viviamo ancora della sua ombra: daltronde un grande albero copre superfici estese e continua a ripararci dal sole anche dopo la sua morte.
Questo ci e' successo, noi tutti abbiamo avuto paura di osare, di andare oltre, di proseguire, di dare la nostra grande e personale interpretazione della Macrobiotica.
Ma questo non si puo' assolutamente dire di Franco Berrino. 
Quell'uomo ha fegato da vendere. Parla di cancro e correla ad esso l'alimentazione, lo stile di vita. Ci ricorda che il cibo dell'uomo e' il cereale e che il cibo moderno e' cibo morto, trash food. Il suo "laboratorio" di studio e' la Cascina Rosa dove potete imparare a cucinare, studiare la filosofia ohsawiana, mangiare un piatto misto e lo trovate proprio a Milano e proprio a fianco all'Istituto Tumori.
Attraverso i suoi studi ha messo in relazione la prevenzione per la sindrome metabolica (frutto del pensiero medico moderno occidentale) e condizione importante per la formazione della massa tumorale, con l'assunzione giornaliera di riso integrale, verdure e legumi e l'abolizione di farine super raffinate nonche' dello zucchero e di tutto cio' che contiene prodotti chimici.
Insomma ha "fornito garanzie", "prove scientifiche", "statistiche" a sostegno di una filosofia scaturita dalla semplice osservazione dei fenomeni.
In poche parole ha tradotto il pensiero orientale, lo ha reso a noi comprensibile, accettabile, degno di considerazione.
Grazie Franco di piu' non potevamo chiederti.


 

domenica 2 settembre 2012

Il Non Fare Ovvero l'Arte della Calma


Spiegare cosa significhi non fare, ovvero wu-wei, non e' cosa facile, soprattutto perche' i concetti plurimillenari scaturiscono dalla pura osservazione dei fenomeni, sono per cosi' dire intuitivi dunque non concettuali.
Noi occidentali invece siamo scientifici, tecnici, amiamo dare alle cose un significato preciso ed immediato e soprattutto siamo abituati a non elaborare, insomma amiamo la “pappa pronta” gia' masticata e digerita da altri.
Non troveremo mai un testo o un maestro che esaudisca pienamente le nostre richieste a meno che non siamo disposti noi a lavorarci un po' su in modo da capire “veramente” cio' che gli antichi sintetizzavano con una semplice parola e che ai loro tempi e in quel contesto era invece di facilissima comprensione.
La prima volta che sentii parlare di wu-wei pensai ad una sorta di apatia all“italiana”, una specie di pigrizia nell'agire che ci spinge a lasciare che le cose vadano come devono andare. Mi immaginavo sdraiata su di un amaca accettando cio' che si fosse presentato e pronta a rinunciare ad ogni obiettivo allorche' si fosse affacciato il primissimo ostacolo.
Questo perche' quando sentiamo una parola, leghiamo subito ad essa un concetto il piu' delle volte poco elastico: una parola una definizione. Non fare significa per noi dunque non agire, assolutamente, non procedere, IN NESSUN CASO.
Gli orientali invece non si fossilizzano sui termini, la loro comunicazione scritta si basa sugli ideogrammi, vere e proprie raffigurazioni, che, come tali sono interpretative e contengono in essi una miriade di significati tutti plausibili, tutti accettabili, e incredibilmente tutti compatibili.
Procedendo lungo il cammino di consapevolezza che la Macrobiotica ti costringe a fare imparando a mangiare regolarmente riso integrale, ti inoltri nella mentalita' orientale a tal punto da assimilarne il modello di pensiero e capisci che semplice non vuol dire semplicistico, che la verita' non e' in vendita al miglior offerente e' pero' altresi' celata agli occhi dei piu', alla vista degli stolti....
Apprendi che la legge dell'equilibrio vale nel piatto e si manifesta nella maestria del cuoco alchimista ad abbinare cibi espansivi con cibi contrattivi, ma conta anche nella vita . Si tratta della giusta via di mezzo, la via del Buddha, li', in bilico tra privazione e eccessivo permissivismo e ci conduce a capire che non-fare significa non-forzare, non accanirsi, non infierire.
Si tratta del sapiente dosarsi tra fare troppo e non fare nulla. Non si parla anche in questo caso di un punto preciso, di un momento facilmente identificabile, di un metodo infallibile e trasmissibile che ci dà la soluzione, quella con la S maiuscola, ma di una nostra personale e di conseguenza unica elaborazione sul singolo evento, di una sensibilita' sottilissima che ci contraddistingue e ci rende consapevoli del fluire e ci porta ad essere goccia “cosciente” nel mare del fiume della vita.
Nessuno puo' insegnarci questo, noi soli dobbiamo e possiamo essere maestri di noi stessi e cosa piu' importante tutte le esperienze, nostre e altrui, ci possono insegnare ma essendo l'esistenza un movimento continuo dotato pero' dall'unicita' di ogni fenomeno, ci dobbiamo mettere nella posizione di distinguere quando la nostra mano aiuta e quando invece la nostra mano forza.
Semplice appunto, ma non semplicistico.