Un concetto cosi' semplice e istintivo come quello dell' autosufficienza, del bastarsi, del consumare prevalentemente alimenti e oggetti da noi prodotti, necessita ai giorni nostri, un vademecum, una vera e propria guida che ci ricordi di come sia possibile, anzi auspicabile, arrivarci.
Il concetto dell'autosufficienza si richiama ad un' esigenza di nuova generazione.
Privati del nostro tempo, che, irresponsabilmente abbiamo ceduto all'industria, nell'arco di mezzo secolo ci siamo trovati costretti ad acquistare tutto ma proprio tutto cio' che ci serve per vivere, dall'acqua alle verdure, dai detersivi al sapone, dal pane all'olio.
Il cammino a ritroso che, faticosamente ci permettera', attraverso la ricerca dell'automantenimento di riconquistare la liberta' di cui ci siamo privati, si prospetta essere lungo. Vendere le nostre ore, ci ha portato nell'arco di poche generazioni, a lasciare che i nostri campi divenissero incolti, ad abbandonare tradizioni centenarie, a perdere sementi e di conseguenza a far si che la terra e l'umanita' tutta stia quotidianamente perdendo quella biodiversita', che e' primaria fonte di vita.
. La semplificazione e' sicuramente il primo passo da compiere. Semplificare ci portera' inevitabilmente ad avere meno necessita', di conseguenza a dover lavorare meno e... a spendere meno.
Le comodita', oltre a complicarci l'esistenza, richiedono denaro sia per l'acquisto delle stesse che per il loro mantenimento.
Meno comodita' significa meno oggetti, cioe' meno soldi e inevitabilemente piu' tempo.
.La riconquista del tempo e' senza ombra di dubbio il secondo passo da fare per chiunque sia arrivato a riconoscere nella dipendenza dall'esterno la privazione di uno dei diritti fondamentali dell'uomo.
Riappropriarsi del proprio tempo significa poter decidere liberamente su come e quando spenderlo, significa poter fare le cose quando si ha voglia o quando e' meglio farle, piuttosto che farle nei ritagli di tempo o ancor peggio farle fare a qualcun altro.
Con la nascita dell'industria e della politica consumistica, abbiamo deciso di cedere a poco prezzo le nostre giornate, abbiamo deciso insomma di rinunciare a fare in casa per acquistare qualcosa di fatto, di pronto, qualitativamente piu' scarso pero', rispetto a cio' che avremmo preparato noi, solo se ne avessimo avuto il tempo!
.Terzo e ultimo passo che ci viene richiesto di fare e' senza ombra di dubbio l'impianto di un orto, la coltivazione degli ortaggi in primis e del cereale in seguito.
Affinando le nostre conoscenze sull'arte culinaria inizieremo a preparare e conservare cio' che abbiamo pazientemente prodotto o semplicemente raccolto.
Impareremo a riconoscere le erbe spontanee e, anche queste, andranno ad integrare la nostra dieta, nonche' la nostra dispensa invernale.
Ecco chiuso il cerchio, ecco la piu' grande dichiarazione di indipendenza mai scritta.
Capire l'origine della nostra sofferenza, significa avere in un certo senso le chiavi per ottenere la felicita'.
L'osservazione dei fenomeni ci insegna che tutto in questo mondo muta costantemente, che nulla puo' essere escluso dalla manifestazione di questo Principio. Ad ogni inverno segue sempre la primavera e alla nascita fara' sempre seguito la morte.
A volte l'evoluzione dei fenomeni sara' cosi' lenta da non permetterci di verificare l'autenticita' di questa affermazione, altre volte sara' cosi' veloce da essere percepita anche dai piu' scettici, dai meno sensibili.
Sempre la sola osservazione ci spinge oltre e da essa impariamo che, fondamentalmente, le "direzioni" di massima di questo costante movimento possono essere solo e solamente due:verso la chiusura, il riscaldamento, la maggior attivita' o verso l'apertura, il raffreddamento, l'inattivita'.
Osservare e capire queste tendenze ci aiuta a leggere la realta' e....magicamente a prevedere gli eventi. Nulla ma proprio nulla vi e' escluso.
Capito questo il passo successivo da fare, per noi, e' comprendere come uniformarci, come entrare nel flusso.
E proprio qui troviamo il piu' grande degli ostacoli. A causa delle nostre debolezze, siamo alla continua ricerca di punti fermi, di conferme, di ancore, e non ci rendiamo conto che questa nostra tendenza inevitabilmente ci procura delusioni e dolore. Scorrere con il fiume della vita, sintonizzarci ad esso, senza alcun dubbio ci procurerebbe maggior ristoro, per cosi' dire ci stancherebbe meno. Quando decidiamo di seguire la corrente possiamo ridurre lo sforzo, perche', se la direzione e' giusta, il flusso ci portera' fino a destinazione.
Al contrario, remare contro corrente, vorra' dire dover rafforzare l'energia necessaria, senza, pero', avere la certezza di arrivare alla meta.
La vita ci porta dove vuole lei, il nostro libero arbitrio viene esercitato nell'accettazione o nel contrasto che decidiamo di esercitare.
Constatare l'eterna costanza dell'incostanza diviene dunque il piu' profondo degli sguardi sull'Universo, farne il perno dello nosce scelte, il piu' grande dei compiti che ci compete.
Allora tutto ci sembrera' piu' semplice, forti di questo nostro sapere affronteremo le correnti con la flessibilita' del ramo che, facendosi cullare dal vento, ondeggia senza mai spezzarsi.
Fare dell'incostanza una costante significa poter contare sul fatto che, prima o poi, ogni cosa finira', o meglio si trasformera', come diceva Ohsawa, nel suo esatto contrario.
Cosi' faranno il piacere, la ricchezza, la passione, ma anche la poverta', la sofferenza, la malattia.
Sapere questo ci aiutera' a non gioire eccessivamente nei momenti "alti", ma anche a non sprofondare nella disperazione piu' profonda in quelli "bassi".
Sapere questo, ci dara' una nuova chiave di lettura del presente e uno sguardo piu' realistico sul futuro.
Non saperlo o non accettarlo, la piu' grande delle mancanze.
Ed era proprio cosi', anzi e' proprio cosi' a Cuisine ed Sante', i pasti sono semplici da cucinare, ma appetitosi e nutrienti.
Le diete curative erano e sono all'insegna dell'essenzialita', ma proprio per questo permettono al corpo di guarire. Attraverso la dieta, chi la segue scarica tutti gli eccessi Yin e Yang.
Rene', usava come Ohsawa, la base pura e cristallina della 7 , cioe' prescriveva solo cereali integrali a chi era veramente malato, a chi come tanti di quelli che approdavano a St. Gaudens, era stata assegnata la scadenza, come si fa per il latte.
E, su di una base cerealiana, aggiungeva 1, massimo 2 specifici, in modo da potenziarne l'effetto. E i risultati non tardavano ad arrivare.
Le allergie non si ripresentavano, i tumori scomparivano, le giovani coppie davano alla luce i figli della Macrobiotica.
E le lezioni, due al giorno, ribadivano i concetti di essenzialita'. Pochi concetti, detti chiaramente, ripetuti fino allo sfinimento, necessariamente ribaditi.
L'importanza dell'insalivazione e della masticazione, l'eccessiva iperacidficazione del corpo dovuto al consumo di zucchero e carne, le insidie della frutta e l'immancabile costante richiamo alla Giustizia dell'Universo, il riconoscimento principe dell'uomo che ha finalmente svelato il proprio Giudizio, dell'uomo evoluto.
Rene' era tutto questo, ma le parole sono troppo poco per renderlo nella sua pienezza.
Sette le volte che sono andata da lui, settanta volte sette le volte che avrei voluto e dovuto andare.
Questo ad insegnarmi che non sempre, anzi quasi mai paghi il rimandare. Come lessi qualche tempo fa "quando si rimanda si finisce o per fare a maggior prezzo o per non fare".
Con lui e attraverso i suoi insegnamenti sono cresciuta sia come cuoca Macrobiotica, che come donna.
Con lui e attraverso i suoi insegnamenti sono stata a piu' riprese costretta a ridiscutere la mia arroganza, la mia testardaggine e la mia mancanza di rispetto per gli me stessa e per gli altri.
Quando ho ricevuto la notizia della sua morte ho pianto nella certezza di aver perso un Maestro, un grande uomo, ma soprattutto un Padre.
In un mondo finito vorresti che qualcosa o qualcuno ne facesse eccezzione....
Un grandissimo ringraziamento a Daniel, Lourdes, Briac e a tutto lo staff di Cuisine et Sante', per l'egregio lavoro che tutt'oggi stanno facendo in Francia, per L'Europa, il Mondo intero, la Macrobiotica.
Peccato per chi si avvicinera' alla Macrobiotica da ora in poi, peccato perche' a parlare di alimentazione siamo in tanti, a fare corsi di cucina pure, a discutere sulla filosofia forse un po' meno, ma di li' ad essere un Maestro c'e' un abisso.
Rene' Levy e' stato forse l'ultimo grande Sensei e chi ha avuto la fortuna di poterlo conoscere non potra' far altro che confermare quest'affermazione.
Rene' e' stato il punto di riferimento per la Macrobiotica europea degli ultimi 40 anni.
Potevi essere andato da lui anche solo una volta, potevi addirittura averne anche solo sentito parlare da qualche amico malato o curioso che era stato a Cuisine et Sante', ma nel tuo cuore serbavi l'immancabile pensiero che, se e quando la tua vita fosse arrivata dinnanzi ad un impasse, lui ci sarebbe stato.
A meta' tra l'istrione e il saggio, Rene' aveva la capacita' di farti passare dalla spensieratezza alla riflessione profonda, aveva per cosi' dire la dote di rendere leggera la sofferenza, la malattia.
Le sue spalle sapevano reggere pesi insostenibili per qualsiasi altro essere umano.
Ti accoglieva anche quando nessuno piu', nemmeno i tuoi cari, erano disposti a farlo.
Chi arrivava a Cuisine et Sante', sapeva che per pesante che fosse il proprio carico, li' avrebbe trovato finalmente un po' di ristoro.
Rene' era amato o odiato.
Con lui non occorrevano lunghe conversazioni.
Tutti noi ambivamo a parlargli privatamente, ad avere un colloquio noi e lui soli, per potergli spiegare BENE, il nostro problema, ma non sapevamo che lui ci aveva gia' osservato, aveva gia' guardato oltre il nostro sguardo, sapeva gia' e sapeva ben di piu' di quello che gli avremmo detto.
E non stava al gioco, non si concedeva. Ci invitava a scrivere su di un foglio le nostre domande, anche quelle personali, soprattutto quelle personali, promettendo di darci LA RISPOSTA, nella serata, durante la conferenza.
Ci insegnava a metterci a nudo, a non vergognarci, ci spingeva ad affrontare i nostri limiti li', subito, dal primo momento. Non avremmo dovuto perdere altro tempo prezioso.
Le sue risposte erano esaustive e ficcanti, Rene' metteva direttamente le mani sulla piaga e tu avevi due sole possibilita': accettare l'insegnamento e iniziare a lavorarci sopra, o fuggire come daltronde avevi sempre fatto, imprecando.
Ma questo Rene' lo sapeva bene.
Le sue lezioni fondavano su di una base di sempicita' impressionante, perche' la VERITA', deve per forza essere semplice.
Uno dei suoi motti:" La soupe e le cereale c'est la cuople ideal" ovvero, la zuppa e il cereale sono la coppia ideale.
Continua.....
Scrivendo la prima parte di quest'articolo mi sono resa conto che a volte si rischia di volare troppo in alto, si rischia di discorrere, di filosofeggiare senza mai arrivare a toccare la concretezza dell'argomento.
Gli antichi maestri, rivolgendosi a uomini semplici si, ma nello stesso tempo proprio per la loro semplicita' molto vicini all'essere primitivo, istintuale, intuitivo non avevano bisogno di partire per cosi' dire dall'abc, potevano permettersi di tralasciare l'insegnamento di base e passare direttamente all'insegnamento avanzato.
Noi uomini moderni dobbiamo invece ricostruire le basi della nostra conoscenza, dobbiamo in un certo senso reimparare, perche' sulla nostra essenza nuda e cruda e' stata costruita una serie di infrastrutture che ci impedisce di vedere anche le cose piu' evidenti, siamo abituati a guardare ma non ad osservare, sentiamo ma non ascoltiamo.
Chi ci parla, sapendo questo, deve fare un passo indietro e prenderci per mano. Deve essere disposto a fare un lavoro di rieducazione all'essenziale, e in primis non deve dare nulla ma proprio nulla per scontato.
Questa e' la strada di cui abbiamo gia' parlato attraverso la quale si va a riaprire quella scatola nascosta in solaio......
Dunque prima ancora di scrivere di meditazione occorre capire come masticare, o meglio come masticare correttamente.
Dal punto di vista fisico la masticazione avviene solo e solamente in bocca.
Partendo da questa osservazione della realta' capiamo che se manchiamo questo atto, se consentiamo al cibo di passare la bocca senza essere masticato, non avremo piu' la possibilita' di rimediare a questo errore. I denti con la loro capacita' di macinare, sminuzzare, affettare il cibo consentono all'alimento di essere piu' facilmente assimilabile dai nostri intestini e soprattutto se si mangiano cibi integrali, la masticazione svolge un ruolo fondamentale, aprendo involucri tenaci (come la crusca o la cuticola dei legumi) o frammentando fibre lunghe ed elastiche (come nel caso per esempio delle foglie della cicoria o del tarassaco).
La saliva, stimolata da un prolungato movimento dei muscoli mascellari, fornisce invece alla massa di cibo che transitera' all'interno del tratto intestinale, l' additivo, se mi consentite il termine, l'ingrediente che dara' inizio a tutto il processo assimilatorio.
Per alcuni alimenti, come per il cereale per esempio, una corretta insalivazione e' fondamentale in quanto la sua digestione inizia gia' dalla bocca con l'effetto della ptialina che scinde gli amidi.
Rene' Levy, il grande maestro scomparso due anni fa, amava fare un'espriemento a mio parere molto esplicativo. Andavi da lui, due giorni, una settimana, un mese e non potevi mai mancare questa preziosa lezione. Durante la conferenza del mattino, o della sera, prendeva una piccola tazza di crema di riso, ne gustava un cucchiaio, lo insalivava bene, dava le spalle al pubblico per evitare di "scandalizzare" i fragili animi contemporanei, riversava il cucchiaio di crema che aveva in bocca dentro la tazza e si girava, con gioia e meraviglia facendo notare agli studenti che TUTTA la tazza era diventata liquida, predigerita e sorprendentemente dolce.....
Gandhi ricordava che per stare in salute avremmo dovuto "bere i solidi e masticare i liquidi".
Avete capito!
Il PH salivare e' circa di 7.2 cioe' leggermente alcalino ed e' l'additivo, come avevamo detto che permette ai succhi gastrici, il cui PH e' di un valore che oscilla dallo 0.9 all' 1.5, di attivarsi.
Senza masticazione, nessuna o scarsa produzione di succhi gastrici, di conseguenza difficile digestione.
Il cibo moderno e' un cibo "predigerito", morbidissimo, raffinato, incosistente e soprattutto scarsamente saporito, tutti fattori che con il tempo ci hanno disabituato a masticare.
L'eccessiva avidita' che ci viene insegnata sin da bambini, i troppi impegni nell'arco della giornata con la conseguente perdita di tempo da dedicare alle cose veramente importanti, la mancanza di educazione alimentare, sono tutti fattori che hanno contribuito a modificare profondamente questo prezioso e basilare atto.
Ma quanto occorre masticare? Anche qui una regola precisa non c'e'. Si deve comunque sapere che il cibo dovra' lasciare la bocca quando sara' completamente sminuzzato.
Per il riso integrale serviranno almeno 40 masticate, per le gallette una quindicina, per il pane bianco composto da farina 00 solo 2, ora capite bene dove sta il problema da dove parte la fastidiosa acidita' di stomaco che vi assale dopo i pasti?
Una carissima amica, abituata a girare per Centri spirituali e non, un giorno mi disse che la masticazione era, secondo lei, la meditazione dei macrobiotici.
Li' per li' non prestai molta attenzione a questa affermazione ma, nel tempo, questa frase lavoro' e capii che Emanuela aveva incredibilmente ragione!
In realta' dare una definizione alla parola meditazione non e' affar semplice. Tutt'altro. E soprattutto "ridurre" la meditazione ad un immagine ben precisa e segregarla ad un momento della nostra giornata non le rende giustizia.
La prima cosa da capire e' che quello che noi intediamo per meditazione, quella che puo' essere insegnata, non e' altro che un espediente che troviamo per imparare a fare qualcosa che e' gia' nostro patrimonio, semplicemente e' come se avessimo uno strumento utilissimo chiuso in una scatola nascosta in solaio. Col tempo siamo arrivati a dimenticarcene e per cosi' dire siamo costretti a doverlo ricomprare.
Le tecniche di meditazione servono a questo. Ci aiutano a ritrovare questa capacita' innata.
Ogni tecnica puo' servirci per ottenere il risultato sperato, esistono tantissime tecniche di meditazione, anzi possiamo addirittura affermare che esiste una tecnica di meditazione per ognuno di noi, personalizzata, su nostra misura.
Quando meditiamo compiamo il piu' alto atto di presenza, siamo partecipi a noi stessi, contempliamo. La nostra intera esistenza dovrebbe essere costellata di attimi di presenza, purtroppo pero' non e' cosi', il piu' del tempo lo trascorriamo nell'incosapevolezza, nella totale assenza. Ecco che allora ci servono degli strumenti, meglio ancora degli espedienti. Lo stare seduti, immobili e' uno di questi, idoneo si, ma soprattutto per gli orientali e ancor di piu' per gli antichi orientali che erano particolarmente avvezzi all' arte della calma e della contemplazione. Osho, per esempio, ha modernizzato ed occidentalizzato le tecniche meditative inventando la meditazione dinamica. Essa si adatta perfettamente all'europeo contemporaneo, eternamente stressato, eccessivamente iperattivo e sempre in surplus energetico a seguito della sua alimentazione ipercalorica. C'e' poi la meditazione mantrica, per chi proprio non ce la fa a sentire il vuoto, a non fare nulla. Insomma come avevamo detto una persona, una tecnica di meditazione.
La masticazione, se ben fatta, ci aiuta ad ottenere ottimi risultati e puo' essere degnamente paragonata alla meditazione zen.
Masticare accuratamente, senza fretta, ci permette non solo di assimilare al meglio il cibo che mangiamo e di conseguenza di avvertire il senso di sazieta' anticipatamente rispetto a quando ci abboffiamo, bensi' ci consente di immergerci completamente in cio' che stiamo facendo. Dedicare il giusto tempo alla masticazione, significa dedicare il giusto tempo al pasto e di conseguenza a noi stessi. Con una masticazione ben fatta compiamo il piu' grande atto di rispetto verso chi ha cucinato, diamo il giusto riconoscimento al "cibo" che si e' sacrificato per noi, animale o vegetale che sia.
Impariamo dunque a masticare, meditare ci sembrera' cosi' molto piu' famigliare.
Continua.........
Molto si e' scritto di Georges Ohsawa, meno si e' saputo di sua moglie, Lima, sua amorevole compagna, nonche' prima, fra tutti i suoi studenti.
Lima, contrariamente a quello che siamo portati a credere, incarna appieno il concetto di rivoluzione umana, fornendoci un'esempio chiaro ed evidente della capacita' di cambiamento insita in tutti noi.
Lima e' l'esempio piu' forte che ci possa essere di come il giusto strumento porti l'individuo a realizzare pienamente la propria vita.
Nata in una famiglia shintoista, suo padre prete , ebbe un'educazione tradizionale e quando giunse il momento, come da tradizione, sposo' un medico da cui ebbe tre figli.
La sua figura apparse sempre come quella della donna della tradizione giapponese. Sempre elegantemente vestita nel kimono, con movimenti lenti e aggraziati, raffinata nei modi, e con un tono di voce sommesso ed accompagnato da un sorriso, insomma caratterizzata da tutti i tratti tipici della sottomissione femminile.
Inoltre il suo rapporto "pubblico" con il Maestro riportato dalle cronache dell'epoca parla di una donna ofuscata dalla maestosita' del marito.
Nessuna interferenza, nessuna obiezione, apparente totale accettazione del ruolo a lei assegnatole.
Questo e' per cosi' dire cio' che ci e' dato conoscere di Lima, cio' che ad un primo esame appare come la totalita' della donna, come la VERITA' su di un personaggio, per noi, di secondo piano, rispetto a lui, Sensei.
Ebbene, in pochi sanno che Lima, sposata e con tre figli, dopo aver assistito ad una conferenza pubblica sulla Macrobiotica di Ohsawa, divorzio' da suo marito e lascio' la sua famiglia per poterlo sposare.
Nata alla fine dell'800, compi' questo grande passo i primi anni del '900, in Giappone, e cosa ancor piu' inaccettabile per l'epoca abbandono' marito e figli, tanto era il bruciante desiderio di cambiare la propria vita e perseguire la propria visione del mondo.
Segui' ovunque il Maestro, lavoro' sempre al suo fianco, anche in Africa con Albert Schweitzer, in India, negli Stati Uniti e per tutta l'Europa.
Quando mori' Ohsawa, le fu assegnato il pesante carico dell' insegnamento presso il Nippon Center Ignoramus di Tokyo e fu in grado di assolvere a questo compito fino alla data della sua morte che avvene all'eta' di 102 anni.
Lima e' a mio parere un grande esempio del movimento evolutivo femminile da tradizione a modernita'.
Ci insegna che con il cibo, attraverso di esso, ogni cosa diventa possibile, ci insegna che uno strumento cosi' potente e vero come la Macrobitica ci puo' traghettare lungo il mare della vita, aiutandoci a sopportare le pesanti mareggiate e a volte navigando anche contro corrente.
Lima segna il passaggio saggio della donna, il passaggio cosciente, voluto desiderato, un cambiamento in positivo. Lima porta se stessa alla consapevolezza, alla liberta', prende in mano la sua esistenza e la rende macro, appunto.
Nulla a che vedere con la visione occidentale contemporanea sull'emancipazione femminile, la quale ci fa credere nello sdoganamento da costumi e regole tipiche del mondo contadino, ma che ci impone nuovi costumi e regole dettate, questa volta, dall'industria, dal commercio.
Ancora una volta qualcun altro decide per noi, ancora una volta le redini della nostra esistenza ci sono sfuggite dalle mani.
Partiamo almeno da qui.